Claudia che raccoglie la sabbia

Il weblog di Claudia

sab 07 agosto 10

My books

15:10:36 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

dom 18 luglio 10

On the paradoxes of using the Internet: are we the writers?

Just over 10 years ago people who enjoy the Internet but are not native users started marvelling at the opportunities that web 1.0 offered. First it became possible to communicate with friends, family and colleagues without having to rely on slow or intrusive means. Not only. We all remember the agony of finding material for one's thesis, teaching and studying aids, song lyrics, biographical information about whoever, the name of who played what, where and when… Suddenly it was all possible in no time. The universal library had opened its doors, possibly making it less useful or desirable to visit real ones.
Then web 2.0 came along. And with it came this amazing urge to express oneself, to "let other people know", and not just friends. Lots of people started writing, even those who had never dreamt of keeping a personal diary. Millions now write on their own or other people's blogs, on message boards, on social networks… They want to talk about themselves, about how they feel, about what happens to them, about their views. Many of those who had always simply read for fun, for a practical purpose or for some other unexpressed inexpressible reason now need to tell others what they have loved or hated and why. It's as if reading in itself was not enough anymore. Finding the right words, making one's posts appealing can be difficult but it is above all extremely time consuming, especially if, along with writing, one also wants to keep up with other people's opinions and argue with them. Paradoxically there isn't as much time for traditional reading as before…
Even professional writers haven't missed the chance of having their own Internet space to advertise and maybe clarify their work but also to communicate with their readers beyond mere commercial reasons. And how great it is for the simple reader, who could once feel close to his favourite authors only through what they wrote, to now be able to ask them questions directly, to comment and argue on the latest books, to show off his intellectual skills even and, at times, to arouse the authors' interest. The anonymous reader suddenly feels like a "someone" in the mind of those he admires. And the writer feels part flattered, part involved, part curious because, after all, she has always been interested in other human beings and here are many she'd never have "met" otherwise. And yet, she also feels the burden of responsibility for all the questions these people want an answer for; she has to acknowledge even those she'd have done without. Now there's not just the interviews, the readings and the many books to sign at presentations; there is the blog to keep up with, the requests to fulfil, new ideas to explore… The travelling and the "webbing" become so demanding that sometimes it feels as if she doesn't have the time and tranquillity to just sit down and start the new novel that her fans anxiously await so that they can, once again, read it, dissect it, comment on it, propose interpretations…
So what has become of writers and what of readers now? And will this interchange modify professional writing the way it has possibly modified many people's reading? The future will soon tell us.
14:50:46 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 28 giugno 10

Lassù nessuno ci pensa

Da una nota su FB.
Mea culpa. Ci avevo già pensato lo scorso anno e mi sono dimenticata di provare a fare qualcosa ...(scrivere, ma a chi?).
La questione è piccola se vogliamo. Si tratta dei 5 punti di bonus della maturità, quelli che possono far salire i punteggi più alti.
Quando 12 anni fa fu introdotto il nuovo esame, l'idea di fondo era quella di rendere più significativa e trasparente la valutazione delle singole prove d'esame, oltre che di dare peso alla valutazione globale degli ultimi tre anni di scuola. Niente più 60/60 usciti dal fumo di semplici giudizi su prove magari non perfette ma che, nella santa opinione dei commissari, denotavano la completa maturità e preparazione del candidato.
Si decise quindi di attribuire 20 punti al credito scolastico, per un massimo di 6 nei primi due anni del triennio, 8 per l'ultimo. Chi fosse stato ancorato alla media del 6 rotondo per tre anni avrebbe avuto un totale di 8 punti, da aggiungere ai 52 delle sufficienze nelle prove scritte (10/15 x 3) e nel colloquio (22/35) per arrivare al fatidico 60/100.
Credo che ci si accorse presto che, mentre arrivare alla sufficienza per superare l'esame non era difficile, pochi avrebbero invece potuto arrivare al massimo. Tenere una media superiore all'8 per tre anni non è cosa semplicissima, ma soprattutto capita a tutti di magari perdere un punto in una prova scritta d'esame. Furono quindi introdotti i 5 punti di bonus, da assegnare a discrezione della commissione su criteri da essai stabiliti ma a patto che ne godesse solo chi avesse avuto 15 punti di credito (corrispondente allora ad una media tra il 7 e l'8 per tre anni) e 70 nelle prove (corrispondenti a prove molto buone ma non necessariamente perfette).
Ed ecco il punto dolente. Fioroni 3 anni fa decise di dare più peso al percorso scolastico, alzando il credito da 20 a 25 ed abbassando il punteggio massimo del colloquio da 35 a 30, con sufficienza a 20.
Logico, pulito, no problem.
Peccato che nessuno abbia pensato di adattare anche i punti di accesso al bonus. Così, dallo scorso anno, mentre a 15 punti di credito su 25 arrivano quasi tutti (in una mia classe in 16 su 19) perché corrisponde ad una media tra il 6 e il 7, arrivare a 70 nelle prove d'esame è faccenda davvero assai complessa. E se è vero che per gli aspiranti al 100 probabilmente non ci sono grosse differenze, per tanti altri la musica invece cambia molto.
Facciamo un esempio pratico: un'alunna con 40/45 agli scritti e 19 di credito deve per forza prendere 30 (cioè il massimo) nel colloquio per accedere ad almeno un punto di bonus, altrimenti il suo punteggio finale non potrà mai arrivare a 90. Dei famosi 16 su 19, escludendo il candidato alla lode, è rimasta l'unica che può almeno permettersi di sperare.
La cosa più assurda secondo me è che questo non è frutto di una scelta. Se si fossero per esempio voluti premiare solo i super-migliori si sarebbe alzata la soglia di credito (20 su 25 per esempio) oltre che lasciare il 70 così com'è.
No, semplicemente nessuno ci ha pensato.
16:22:54 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

dom 07 febbraio 10

Nost gent

Rompo questo silenzio quasi annuale con una nota che pubblicherò anche su Facebook. "Di là" è più facile avere riscontro, ma mi dispiace abbandonare completamente questo blog... più di quanto non abbia già fatto, that is. Per ora terrò il piede in due scarpe.

Un'altra raccapricciante vicenda di cronaca fa assomigliare sempre di più Como al Midsomer, peccato che la location, tra muri e buche, non sia così idillica e non ci sia il tasto off per spegnere alla fine dell'episodio.
I protagonisti questa volta porta(va)no cognomi che, se esistesse una pura razza lombarda, come puri lombardi li definirebbero. Quelli che fan e g'han i dané, quelli che conoscono tutti, quelli che non hai paura ad incrociare la sera, i nost gent. Uno è finito sparato alla schiena e con la testa mozzata e cotta in forno, l'altro piange in prigione. E si scatenano giornalisti, psicologi e sociologi veri e presunti, amici veri e virtuali, si aprono gruppi su facebook, tutti affannati a trovare spiegazioni più o meno circostanziate, tanti ad esprimere solidarietà e amicizia fino a santificare l'uno e l'altro. Comprensibile. E' un modo di tenere a bada il senso di raccapriccio, incredulità e spaesamento che suscitano vicende del genere. E' un modo di continuare a vivere senza dover abbandonare qualsiasi certezza.
Ma se l'assassino fosse stato un cinese, un rumeno, un tunisino? La vicenda avrebbe per più giorni occupato le pagine dei giornali nazionali, non solo di quello locale. Si sarebbero levate grida contro la mancanza di sicurezza, contro la barbarie di importazione, e, per estensione, contro tutti gli immigrati. Si sarebbero scomodati politici, uomini di spettacolo e genetisti fai-da-te. Figuriamoci poi se il "clan" del colpevole avesse tentato di stargli vicino a prescindere dall'orrore del gesto. "Stava male". "Era disperato". Parole che tentano di spiegare da una parte; parole che condannano dall'altra.
Gli atti orrendi che vengono dal degrado, dalle vite da topi, dalla disperazione vera estendono la loro condannabilità ai parenti veri e presunti di chi li ha commessi, mentre quelli che vengono dall'angoscia di chi ha avuto tutto e se lo vede portar via sono da condannare sì ma anche da commiserare.
E' giusto?
20:36:27 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 23 marzo 09

Architetture

Coerentemente con la mia insanabile curiosità di capire come funziona qualsiasi cosa, da un po' di tempo sto cercando di afferrare anche come funziono io, in particolar modo per ciò che mi stimola e per ciò che mi fa apprendere.
Per strano che sia, il libro che mi sono messa a leggere sabato - interrompendo addirittura la lettura dell'ultimo romanzo di Lodge (che adoro) - mi ha dato un paio di spunti notevoli.
Si tratta de L'Umanista Informatico di Fabio Brivio (il cui blog è peraltro linkato qui a fianco). Il libro è rivolto a chi, pur non essendo specialista del web o di informatica, vuole saperne a sufficienza per poter capire alcune potenzialità dei linguaggi su cui il web è costruito - xml, html, css, sql, php... - in modo da poterli eventualmente utilizzare come veicolo efficace di contenuti - che è quello che dovrebbe poi davvero interessare ad un "umanista". Io, che proprio non ho il tempo o la forza di affondarmi nei manuali di php o mysql (capendoci un decimo e ritenendone un centesimo) o di rileggere il malloppo sui css, mi sto invece letteralmente bevendo questo.
Utile e affascinante dunque, ma cosa c'entra col come funziona il mio cervello?
Be' ieri, mentre V come al solito dormiva (del resto non è colpa sua se talvolta alla domenica mi sveglio presto in preda alla voglia di leggere), mi veniva voglia di urlare "Ah! Bellooooo! Ho capito, ho capito!!!" . Leggevo di com'è strutturato l'xml, qualcosa di cui già in parte sapevo, non essendo dissimile dal'html, e quando si è parlato di struttura ad albero ho avuto la mia "epifania".
La mia mente funziona proprio come un albero. Io ho bisogno di seguire un discorso nella sua logica lineare, ho bisogno di partire da un saldo tronco ben piantato in ciò che conosco e poi di muovermi man mano di ramo in ramo prima di potere (se riesco) arrivare al rametto più fine e poi alle foglie. Difettando gravemente in memoria, ho bisogno di poter ricostruire il percorso e per capire lo devo prima di tutto poter tracciare.
Come per un albero poi, la direzione che un ramo "figlio" prende non è univoca e non è sola, per questo mi affascina tutto ciò che è legame interdisciplinare, tutto ciò che è unione nella diversità, la simmetria dell'asimmetrico.
Ma quello che alla fine mi ha fatto svegliare il povero V è stata l'idea che forse questa può essere una ragione del perché gli alberi mi hanno sempre affascinato così tanto nella loro forma. Quando andavo a scuola di disegno (in seconda media), l'unica cosa che ero in grado di riprodurre erano dei tronchi o anche solo dei rami spogli. V mi prende in giro perché nelle mie foto di paesaggio se è possibile ho sempre un ramoscello in primo piano... Che abbia trovato la spiegazione?
16:06:19 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

lun 16 febbraio 09

Strawbs

Giovedì scorso gran botta di vita. Sono andata a Milano prima a fare un paio di commissioni (leggasi spese) e poi a vedere il concerto degli Strawbs al Dal Verme, alle 18.30 . L'orario inconsueto ma apprezzabilissimo mi ha consentito di andare e tornare in treno e di arrivare a casa ad un'ora consona con l'orario da galline in cui generalmente vado a letto. Sono anche riuscita a vedere l'Alfredo dopo un sacco di anni, e questo ha aggiunto al piacere della musica.
Il gruppo degli Strawbs si forma nell'ambito del folk-rock inglese della metà degli anni '60, sempre però sperimentando e mescolando vari generi, tra la ballate acustiche, schitarrate rock e organi prog, con passaggi tra il mistico e lo psichedelico. Molto inglesi, molto anni '70, in effetti. E in effetti è alla fine degli anni '70 che si sciolgono, salvo ritrovarsi un paio di decenni dopo a riproporre in versione acustica o elettrica sia i vecchi brani che qualche canzone nuova ad un pubblico rimasto affezionato.
Questa dei dinosauri che continuano a suonare potrebbe sembrare un'operazione commerciale; sicuramente per loro lo è anche (sempre meglio che lavorare :-D ), ma io sarò tonta eppure mi emoziono sempre. Lasciando da parte qualche imprecisione nella voce e negli assoli, si percepisce ancora una passione, e forse soprattutto un credere a quello che si fa e si DICE con la musica, che non paiono assopirsi sotto le rughe, gli occhiali e i capelli più o meno folti o bianchi, e che contribuiscono al mio entusiasmo quasi quanto la rispondenza della musica con i miei gusti.
L'unica sofferenza del concerto è stata quella di non poter ballare con le braccia alzate modello JCSS e cantare a squarciagola, cosa che faccio nella solitudine della mia casetta.
Sarà l'anima hippie che Ciccio ha così ben riconosciuto in me fin dalla foto di quando avevo 10 anni...
17:01:44 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

ven 06 febbraio 09

Fanca**ismi

Gli alunni che non fanno quello che dovrebbero fare mi fanno spesso innervosire, ma posso pure capire che alcuni di loro aspettino di iniziare a "vivere" (i.e lavorare) prima di applicarsi. Io non ero una studiosissima ma mi aiutavano la curiosità e l'entusiasmo, ed è forse più quando mancano quelli nei ragazzi che mi viene la tristezza.
Ma quello che mi fa davvero incavolare sono alcuni colleghi. Fortunatamente non tutti e nemmeno la maggior parte se vogliamo. Però ci sono esempi di tale indecenza da farmi suonare brunettiana ! Colleghi che arrivano sistematicamente alle 8.20 a scuola, oppure si attardano tra un'ora e l'altra; altri che, oltre a questo, non si sognano di svolgere i programmi, telefonano in classe, valutano alla ca**o , ma nemmeno fanno finta di nascondersi... no no, presuntuosi e arroganti, attaccano prima di essere attaccati.
L'altro giorno in consiglio di classe un tipico esempio ha minacciato di scrivere ai giornali per denunciare lo scandalo degli insegnanti che vogliono impedire agli alunni di uscire dalla scuola per fare le visite aziendali "che danno lustro alla scuola e preparano gli alunni alla vita". In realtà, fatti i conti tra stage(15 giorni), gita (5 giorni), giornata sulla neve (1 giorno) carnevale (2 giorni), uscite già programmate(3 o 4), orientamento (8 ore) e venutoci lo sconforto (la classe è all'ultimo anno e non è proprio quel che si dice né studiosa né autonoma), gli avevamo semplicemente chiesto di organizzare la sua visita (saltata fuori all'ultimo momento) possibilmente quando anche l'altra metà della classe (di altro indirizzo) era fuori. Lui si è messo a urlare che non potevamo certo dettare noi le condizioni, e che tanto lui quel giorno lì (il primo di rientro dopo Pasqua) non c'è (furbissimo eh?) ... Mi sono messa ad urlare anch'io, non ce l'ho fatta a trattenermi e se non fosse che c'erano fuori i rappresentanti e sono stata zittita, gli volevo dire che gliela scrivevo io una bella lettera ai giornali. Aggiungiamo che era arrivato al consiglio prima con 20 minuti di ritardo senza scusarsi, col telefono in mano e che quest'ultimo gli era squillato una o due volte.
Che vomito. Se penso che questa persona porta a casa gli stessi soldi miei...
17:43:24 - Claudia - categoria: riflessioni   4 commenti

lun 26 gennaio 09

Aggiornamenti

Finalmente sono riuscita a cambiare le impostazioni del blog in modo da far apparire non solo la data ma anche l'anno e il giorno della settimana; così è molto più chiaro. Be' meglio tardi (dopo 4 anni) che mai...
15:41:11 - Claudia - categoria: help   No commenti

What a Carve Up! (La Famiglia Winshaw)

Tra l'altro ieri e ieri credo di avere letteralmente consumato le ultime 200 pagine delle quasi 500 di un ennesimo libro di Jonathan Coe, la cui opera sto leggendo in ordine sparso nel corso di questi ultimi anni.
Ne ho già parlato in queste pagine e rischio quindi di ripetermi, ma questo scrittore è davvero entrato nell'olimpo dei miei preferiti, cioè degli autori per i quali vale la pena leggere.
Per rispondere ad una questione posta tanto tempo fa in altro blog, io leggo spesso per imparare e per sorprendermi di ciò che imparo; oppure leggo perché trovo divertente seguire una storia, immedesimarmi nei personaggi, emozionarmi; e leggo anche perché talvolta mi fa capire come vivo il mondo senza doverne scrivere io stessa.
Con Coe mi capita un po' tutto. Questo romanzo in particolare inizia come una specie di biografia di persone apparentemente scollegate tra loro; mentre i fili si tessono tra di loro sempre più strettamente compare la satira socio-politica, caustica e ancora attualissima nonostante i quasi 15 anni del libro e i quasi 20 della storia (tanto che quando descrive Bush Sr mi si sovrapponevano le immagini del figlio); verso la fine la storia di trasforma in thriller; e il finale è tragico benché paradossale. La tecnica narrativa è varia, come sempre; il tono oscilla tra commedia, tragedia e parodia.
Io mi sono ritrovata ieri mattina alle 8 del mattino (mentre V, ignaro, dormiva) a piangere come un vitello per la morte di uno dei personaggi per colpa di un fallato sistema sanitario nazionale. Credo in parte di avere sfogato quello che non ero riuscita a fare alla notizia di un'altra morte di amico (Rob, il mixerista dei Fairport, 50 anni, una persona speciale); in parte ho pianto per l'ennesima presa di coscienza dello schifo e delle ingiustizie che ci circondano.
In realtà questo è solo un esempio del viaggio che leggere questo libro è stato. Se non fossi d'accordo anche con Hornby quando dice che è davvero difficile dare consigli agli altri su cosa leggere e che bisogna diffidare della parola "imperdibile", direi che questo lo è davvero imperdibile...
15:28:25 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

gio 01 gennaio 09

Buon inizio...

... forse, speriamo.
Ha ragione PPP nel suo commento; io ero in treno quando ho avuto la notizia di AngeloG, morto improvvisamente nella notte di Natale, e anche a me si è spento il sorriso. La mini-vacanza ad Alassio è stata quello che voleva essere e anche di più, ma mi venivano continuamente in mente non solo il dolore e la disperazione di chi perde un marito e un papà (e oltretutto al soli tre anni) ma anche il fatto di perderlo nella notte di Natale, quando l'unica emozione dovrebbe essere l'aspettativa della giornata che viene. A volte il destino è davvero beffardo, specie quando si accanisce su chi già aveva dato.
Il pensiero è per chi resta ma anche per chi è andato e che mi mancherà. E' vero, forse non la persona che vedevo più spesso, ma una persona che c'era; un punto di riferimento in libreria, una sferzata di ironia, un burbero affettuoso.
Non mi viene di dire che si deve godere di ogni istante o pensare che ciascun momento possa essere l'ultimo; sarebbe una disperazione continua. E' nell'ordine delle cose fare programmi, pensare al domani. Ma essere grati per quello e per chi si ha, quello sì, si può fare. Un pensiero alla fine di ogni giornata. Ci voglio provare.
11:21:15 - Claudia - categoria: persone   No commenti

gio 25 dicembre 08

Auguri

A chiunque passi di qui, un caro augurio di buon Natale, di una riposante fine d'anno e di un sereno inizio!
18:33:28 - Claudia - categoria: diario   1 commento

gio 18 dicembre 08

Pant pant

Ok, finito. No, non la scuola, non ancora, ma il lungo periodo che mi ha lasciato ko fisicamente e mentalmente. Oggi ho fatto l'ultimo scrutinio del trimestre ed è un vero sollievo dopo il correre dietro ai minuti per fare tutto, in particolare per gestire tutta quella carta, da quella delle tante verifiche a quella delle scartoffie pre- e post-scrutinio. Ieri, ciliegina sulla torta (che mi sono andata a cercare eh!), decisami ad andare a Milano nel pomeriggio per fare due commissioni, ci ho messo "solo" due ore e 5 ad arrivare... il treno si è rotto a Portichetto ed è arrivato con oltre un'ora di ritardo; alla sera ero così stanca che alle 10 dormivo.
Tra le buone notizie anche il fatto che da due giorni ho finalmente un'adsl tutta mia. Ho dovuto chiudere la vecchia linea e chiederne una nuova, con nuovo numero, ma questo ha comunque dei lati positivi: quelli a cui lo darò saranno ben selezionati! Ed è anche uscito un po' di sole (anche se la notizia dell'adsl poteva far pensare ad un'altra nevicata imminente). E via. Stasera ancora a letto presto però!
20:04:21 - Claudia - categoria: diario   No commenti

lun 15 dicembre 08

La scuola che vorrei

La scuola che vorrei è una dove le discipline non hanno dei confini così netti come quelli che sono stati tracciati dai programmi e che molti docenti scavano ogni giorno sempre più profondi. Lo so che nessuno può essere tuttologo (pur avendone l'ambizione) - i Leonardo da Vinci non esistono più. So anche che per ciascuna disciplina non basta il tempo di una vita per approfondire tutto ciò che di essa si può imparare.
Ma che bello sarebbe lo stesso se ognuno di noi facesse uno sforzo per capire come agganciarsi a qualcun altro in alcuni momenti del suo insegnare.
In questi mesi in cui ho imparato pochissimi rudimenti di chimica mi sembra di aver colto come riflettere su una lingua possa aiutare ad apprendere la chimica e la chimica ad apprendere una lingua. Sto leggendo il Teorema del Pappagallo e, pur avendone letto meno di un quarto, mi sembra di capire che l'idea è quella di togliere la matematica dall'astrazione che tanti odiano per calarla nella sua prima funzione, quella di spiegare la realtà.
Il fine più importante di ciascuna disciplina scolastica non dovrebbe essere quello di provare a far capire il mondo agli alunni mentre cerchiamo noi stessi di venirne a capo? Certo, mille sono le sfaccettature e i punti di vista da cui si può guardare, e ognuno trova il suo punto di osservazione privilegiato, ma se ogni tanto, non dico sempre, provassimo a fare un passetto più in là?
19:14:15 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

Sempre più presto

In un mondo - o meglio, in una parte di mondo - in cui tutti hanno fretta, in cui i limiti di velocità stanno stretti e sembra sempre che manchi la terra sotto i piedi ... anche i supermercati si adeguano.
Oggi ero al Bennet e tra una strenna natalizia e l'altra ... erano già esposti gli articoli di carnevale!
Se andiamo avanti di questo passo, il prossimo dicembre ci saranno le cose di Natale, sì, ma quelle dell'anno successivo!
18:47:21 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

dom 07 dicembre 08

ITunes U

Per il mio ultimo compleanno (ormai più lontano del prossimo) ho ricevuto da V il regalo più bello di sempre, un Ipod touch. Che fosse un aggeggino speciale già si era capito, ma dopo 9 mesi ormai mi posso dire addicted. In particolare ci sto scaricano una marea di video lunghi e corti sulle scienze - chimica, evoluzione, algebra.... - il fatto è che più trovo più vorrei trovare e guardare. E' come moltiplicare le possibilità di capire ma ho un timore... mi renderà più schizofrenica e frammentaria nelle conoscenze? Ma intanto io scarico..
17:19:00 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

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