Claudia che raccoglie la sabbia

Il weblog di Claudia

sab 07 agosto 10

My books

15:10:36 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

lun 26 gennaio 09

What a Carve Up! (La Famiglia Winshaw)

Tra l'altro ieri e ieri credo di avere letteralmente consumato le ultime 200 pagine delle quasi 500 di un ennesimo libro di Jonathan Coe, la cui opera sto leggendo in ordine sparso nel corso di questi ultimi anni.
Ne ho già parlato in queste pagine e rischio quindi di ripetermi, ma questo scrittore è davvero entrato nell'olimpo dei miei preferiti, cioè degli autori per i quali vale la pena leggere.
Per rispondere ad una questione posta tanto tempo fa in altro blog, io leggo spesso per imparare e per sorprendermi di ciò che imparo; oppure leggo perché trovo divertente seguire una storia, immedesimarmi nei personaggi, emozionarmi; e leggo anche perché talvolta mi fa capire come vivo il mondo senza doverne scrivere io stessa.
Con Coe mi capita un po' tutto. Questo romanzo in particolare inizia come una specie di biografia di persone apparentemente scollegate tra loro; mentre i fili si tessono tra di loro sempre più strettamente compare la satira socio-politica, caustica e ancora attualissima nonostante i quasi 15 anni del libro e i quasi 20 della storia (tanto che quando descrive Bush Sr mi si sovrapponevano le immagini del figlio); verso la fine la storia di trasforma in thriller; e il finale è tragico benché paradossale. La tecnica narrativa è varia, come sempre; il tono oscilla tra commedia, tragedia e parodia.
Io mi sono ritrovata ieri mattina alle 8 del mattino (mentre V, ignaro, dormiva) a piangere come un vitello per la morte di uno dei personaggi per colpa di un fallato sistema sanitario nazionale. Credo in parte di avere sfogato quello che non ero riuscita a fare alla notizia di un'altra morte di amico (Rob, il mixerista dei Fairport, 50 anni, una persona speciale); in parte ho pianto per l'ennesima presa di coscienza dello schifo e delle ingiustizie che ci circondano.
In realtà questo è solo un esempio del viaggio che leggere questo libro è stato. Se non fossi d'accordo anche con Hornby quando dice che è davvero difficile dare consigli agli altri su cosa leggere e che bisogna diffidare della parola "imperdibile", direi che questo lo è davvero imperdibile...
15:28:25 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

mar 02 settembre 08

Non fidatevi delle compagnie telefoniche

E' difficile ricominciare a scrivere dopo un lungo silenzio... E allora parto con il copia incolla della mail che ho spedito ad Andrea di Altroconsumo per raccontare la "bella" esperienza con *****....
Armatevi di pazienza ma leggetela.

In data 23 giugno 2008 venivo visitata dall'agente G. S. della *****, il quale, dandomi informazioni parziali e non del tutto corrette sull'offerta *****, mi faceva firmare una proposta di abbonamento per ricevere la stessa, promettendo "nessun impegno" fino a settembre. In sostanza mi aveva raccontato panzane sulle tariffe e sul fatto che fino a settembre avrei potuto non procedere con la disattivazione dalla Telecom: ci potevo pensare e decidere solo dopo aver provato i due mesi gratis. Mi aveva anche promesso due SIM gratis oltre a quella della ******, il cui utilizzo mi sarebbe stato addebitato sul mio conto se le avessi usate. Nonostante la mia lunga esperienza di AltroConsumo come una cretina avevo firmato...

Informatami poi sui reali termini dell'offerta e avendo capito che era meglio recedere subito, il giorno 27 giugno spedivo raccomandata con ricevuta di ritorno (regolarmente ritornatami) all'indirizzo del servizio clienti ******, in seguito alla quale, durante il mese di luglio, venivo contattata da una loro operatrice che mi chiedeva la ragione di questo recesso, confermando la regolarità dei termini dello stesso.
Nel frattempo avevo informato via e-mail il suddetto agente della mia volontà di non procedere, dopo che aveva tentato ancora di convincermi di avere ragione lui.

Il tre luglio ricevevo tre SIM dalla compagnia che aveva mandato l'agente , che prontamente rispedivo per raccomandata allo stesso indirizzo di provenienza ed all'attenzione del sig. S.
Sempre durante il mese di luglio ricevevo una telefonata dal corriere, al quale comunicavo il rifiuto di ricevere il modem, nonché una telefonata da un altro operatore, che mi chiamava per l'attivazione, al quale pure comunicavo la mia volontà a non procedere. Da quest'ultimo ricevevo rassicurazioni sul fatto che non ci sarebbero stati ulteriori disguidi.

Ignoravo peraltro le comunicazioni scritte con cui ****** mi ringraziava della scelta, nonché l'sms con cui mi si offrivano 250 punti *****... Tanto però per sottolineare la qualità del servizio, le comunicazioni via posta normale di cui sopra sono state ben tre - identiche, due spedite lo stesso giorno e una una settimana più tardi.... Inoltre il sig. S. mi aveva detto che, per provare la differenza con Telecom, il 1** avrebbe risposto SUBITO con un operatore senza selezione di numeri: quando ho provato a giugno, l'operatore non era nemmeno un'opzione, com'è invece diventata ora (naturalmente è l'ultima opzione e per la quale cercano di scoraggiarti informandoti delle lunghe attese).

Oggi la doccia fredda: ricevo un conto telefonico di 120 euro addebitatomi sulla carta di credito, da cui risulta l'attivazione delle SIM sopra citate (compresa quella per l'apparecchio) - che è evidentemente stata fatta in maniera truffaldina dal suddetto sig. S...

"Fortunatamente" sono riuscita a chiamare il *** e a parlare con un'operatrice gentile, che ha inserito il reclamo e mi ha consigliato di spedire una raccomandata A/R completa di fotocopia del documento di identità, in cui chiedo la disattivazione delle tre SIM e il rimborso di quanto addebitato, e nella quale ho descritto anche quello che è successo con nomi e cognomi, minacciando le vie legali grazie al vostro aiuto...
18:34:51 - Claudia - categoria: spunti   29 commenti

lun 30 giugno 08

Olimpo

Ho un piccolo Olimpo personale dove si posizionano persone con le quali mi sento in comunione dell'anima.
Alcune sono conosciute: amici, colleghi... come tanti di quelli conosciuti grazie a PASW.
Altri sono sconosciuti; sono i miei artisti preferiti: scrittori, musicisti, attori...
Nella categoria "scrittori", a pieno titolo è entrato in questi giorni Jonathan Coe, di cui ho già parlato in queste pagine quando lessi Closed Circle. Va a posizionarsi accanto a Lodge e a Sacks, tra quelli cioè di cui vorrei possedere e leggere tutto. Ho infatti letteralmente divorato il suo ultimo romanzo, The Rain Before It Falls (che ha già un paio di anni), ed era cosa che non mi capitava da tantissimo. Non so spiegare cosa mi abbia tenuto così attaccata ad una storia di tragico seppur non amaro realismo, che ha ben poco di divertente. Ma ancora una volta Coe mi ha catapultato dentro il suo romanzo, e una volta dentro dentro non ci si può staccare, se non alla fine, quando l'impressione è quella di congedarsi da degli amici, persone che quasi quasi vorresti ti scrivessero almeno a Natale per sapere come va...
17:56:33 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

gio 22 maggio 08

La solita anteprima

Mi sa che prima o poi dovrò creare la categoria "lettere" visto che ogni tanto mi parte lo sghiribizzo di scriverne una al giornale locale, con dovuta anteprima in questo spazio...

Cara Provincia,
ti scrissi più o meno la stessa lettera una dozzina di anni fa, allora addirittura "promossa" in cronaca di Como!
La situazione non è cambiata. Parlo del passaggio a livello di Como Borghi.
Ora come allora, nonostante i cambi di orario avvenuti, che raramente fanno incrociare i treni in arrivo da Milano e Como Lago, il passaggio a livello si chiude con inspiegabile anticipo (ben prima che da una parte o dall'altra ci sia un treno in vista) e si apre con snervante lentezza, creando, se va bene, innervosimento negli automobilisti e ginniche prodezze da parte dei pedoni; se va male, cioè se è un'ora di punta, creando una fila in via Petrarca che spesso si riflette anche sulla viabilità di via Dante. Sembra che gli addetti di servizio alla stazione se ne freghino, e quasi traggano godimento da ciò. Dove infatti il passaggio a livello è automatico (viale Battisti e viale Lecco) questo rimane chiuso per lo strettissimo tempo necessario.
Due esempi. Sabato dovevo prendere il treno per Milano in partenza alle 13.50. Sono arrivata in stazione alle 13.41 che il passaggio a livello si stava chiudendo; il display annunciava un ritardo di 7 minuti del treno delle 13.40 proveniente da Milano. Questo è infatti arrivato dopo qualche minuto e ripartito alle 13.47. Ma ecco l'attesa del treno per Milano, arrivato alle 13.51. Sono salita che le sbarre eranno ancora abbassate; immagino si siano alzate quando il treno era già partito. In viale Battisti si erano abbassate, rialzate, riabbassate e rialzate; a Como Borghi sono state chiuse per 10 minuti, in una giornata di mercato e quindi "calda" anche ad un'ora post-prandiale. E in effetti la mia permanenza in stazione è stata accompagnata da festosi clacson...
Ieri sera ero invece motorizzata ed in colpevole ritardo; arrivavo da via Dante e dovevo lasciare la macchina in via Carloni per recarmi alle 19 in via Grossi; erano le 18.51 e mi è stato impossibile girare a sinistra in via Petrarca. Per evitare di peggiorare l'ingorgo che già c'era mi sono fatta un giretto in via Dottesio e, fortunatamente, un paio di minuti dopo la coda era svanita.
Per completezza, aggiungo che la corsia di scorrimento creata in fondo a via Petrarca per consentire la svolta a sinistra è spesso indebitamente occupata da macchine con o senza doppia freccia, specialmente nei giorni di mercato.
Probabilmente il mio è il segno della mancanza di pazienza tipica di tutti quelli che si trovano a transitare di lì. Forse si potrebbero organizzare dei mini corsi di yoga in prossimità della stazione; peccato che l'inquinamento creato dalle troppe macchine che nemmeno si sognano di spegnere il motore probabilmente ne vanificherebbe l'effetto salutare.
20:20:32 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

gio 08 maggio 08

Words Words Words

Non è facile tornare a scrivere dopo oltre un mese; è un po' come quando non si vede o sente qualcuno da molto tempo e la procrastinazione è data non solo dalla mancanza di tempo ma anche dalla fatica delle scuse...
Re-inizierò con qualcosa di non troppo personale, comunque; un libro.
Ho finito di leggere ieri sera Words Words Words di David Crystal, eminente linguista e autore inglese che, nella sua lunga carriera, ha saputo fare divulgazione rigorosa su lingua e linguaggio. Ha raccontato al pubblico non accademico della storia e del funzionamento dell'inglese (The English Language) e della sua diffusione e differenziazione nel mondo (The Stories of English); ha raccolto, in un densissimo ma godibilissimo compendio, molto di quanto si sa sui linguaggi non solo verbali (The Cambridge Encyclopoedia of Language); ha spiegato ai curiosi come funziona e che senso ha la grammatica (Rediscover Grammar e Making Sense of Grammar) ma anche come piegarla per giocarci (Language Play) - e questo è tanto per nominare i libri che conosco io.
Nell'ultimo letto, Crystal celebra la ricchezza e la diversità del lessico inglese, partendo da come impariamo e immagazziniamo le parole per arrivare a come ne plasmiamo di nuove, ne cambiamo il significato, ci divertiamo con esse. In effetti rende onore non all'accademia ma a chi AMA le parole senza che ci sia un perché e si fa esaltare dalla loro storia, dalle loro parentele o dallo scoprirne di nuove o bizzarre.
"Wordsmithery - or lexycology, as linguists call it - is a fascination that demands regular and repeated treatment" (La perizia nelle parole - o lessicologia, come la chiamano i linguisti - è una fascinazione che necessita di regolari e ripetute terapie). Come a dire - forse non serve a niente ma che bello, che bello, che bello...
Un libro così è quanto di più lontano si possa immaginare da un approccio "alla Crusca" - non c'è rigidità accademica, distanza voluta dal lettore, non c'è puzza sotto il naso. Non c'è condanna di ciò che alcuni considerano scorretto o degenerato, non ci sono ricette per "parlare bene".
Il libro è come se fosse una massiccia dose di ... piacere ...
E per chi non ne ha abbastanza, tutta la parte finale contiene suggerimenti per averne sempre di più, suggerendo come calcolare il "volume" del proprio lessico passivo e dove trovare (in siti e libri) altre notizie, altre ... dosi....
Non so cosa darei per trovare una controparte italiana, ma ho l'impressione che sia un'impresa non facile.
I libri degli accademici sono per accademici, interessanti forse ma spesso noiosi se non spocchiosi (oltre che costosi e in formati molto poco friendly.... ). Esiste forse qualche libro più divulgativo, scritto però da giornalisti più esperti nell'uso che nell'analisi approfondita.
Trovo che la bellezza di libri come questo sia che la divulgazione non è banalizzazione; nella sua comprensibilità e godibilità è percepibile la profondità dello studio che sta sotto e dell'insegnamento che se ne riceve.
Non ho mai visto David Crystal dal vivo, ma me lo immagino anziano signore inglese un po' sgarrupato, altrettanto a suo agio e "in sintonia" tra gli amici al pub, in famiglia o in mezzo a un gruppo di linguisti di spicco, con l'occhio vispo e l'orecchio teso a cogliere qualcosa in più-
Per concludere su una nota scanzonata e ... scatologica... mi piacerebbe sapere quale professore universitario italiano metterebbe in evidenza come sia la parola "science" che la parola "shit" abbiano la stessa origine. La radice indeuropea *skei- (dividere, separare) infatti è alla base della prima (nel senso di "separare una cosa da un'altra" - evidente anche in parole come "skill", scisma, coscienza...) ma anche della seconda (nel senso di "separare gli scarti dal corpo"). Bellino, no?
15:47:15 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

lun 10 marzo 08

Vacanze all'isola dei gabbiani

Non avevamo i computer, i videogiochi, Internet o la playstation; non avevamo lettore mp3 né telefonini; il massimo della tecnologia per me era quel gioco modello "ruota della fortuna" che diceva "A - APE" ... quando tiravi una cordina e si selezionava una lettera. La TV quella sì ce l'avevamo, ma era regolata da orari ben precisi, scanditi "in remoto" (niente programmi di mattina; di pomeriggio durante la settimana la TV dei bambini era seguita dalla TV dei ragazzi; dopo il telegiornale c'era Carosello e poi il film) e implementati "in locale" (la TV dei ragazzi mi era proibita fino ad una certa età; rigorosamente alla sera si andava a letto dopo Carosello).
Sarà per questo, forse, che ciò che vedevamo mi pare assai più memorabile di quello che si vede adesso. Non credo sia solo una questione di età e di nostalgia; per i bambini d'oggi c'è un tale sovraccarico di possibilità, di scelte e di informazioni che a volte faticano a ricordare o a distinguere o ad applicarsi ad una cosa più a lungo di un tot.
Comunque, in questi giorni ho regalato alla Guendi il libro Vacanze all'Isola dei Gabbiani (Vi på Saltkråkan), e questo ha suscitato ululati da parte dei grandi più che dell'interessata, che si è limitata a dire "Ma è bello???".
Non voglio paragonare o confondere i libri con le riduzioni televisive o cinematografiche, e ho regalato il libro perché sono sicura che sia una storia bella, ben scritta, adatta ad un'undicenne. Però tutti i 4 adulti presenti, e tutti quelli con cui ne abbia mai parlato, avrebbero un desiderio fortissimo di rivedere lo sceneggiato. Già allora quell'isola, quei bambini così seguiti e amati eppure così liberi, le casette di legno, e quella spiaggia... già allora sembravano un idillio. Oggi lo sembrerebbero certo di più.
Purtroppo pare esistano solo i DVD in versione svedese e tedesca, in entrambi i casi senza sottotitoli in alcuna lingua. Se solo ci fossero stati gli originali coi sottotitoli in inglese li avrei presi senza esitazione. Così com'è, sono un po' restia a spendere 42 euro pere un box interamente in svedese.
Mi sono accontentata dunque di guardarmi questo spezzone su YouTube (in svedese, naturalmente)... Dedicato a tutti i grandi ancora un po' bambini dentro.
15:40:08 - Claudia - categoria: spunti   7 commenti

ven 09 novembre 07

La solita lettera

Finalmente sono riuscita a scrivere la lettera al direttore a cui pensavo già da molto tempo. Ormai, nelle vie nominate, maleducazione e mancanza di rispetto delle regole hanno raggiunto alte vette. e io non manco di inca**armi...
Ecco qui, in anteprima se mai la pubblicheranno.
"Egregio Direttore,
visto che gironi e girini sono sempre più popolari nella nostra città, non capisco come mai nessuno abbia mai pensato di crearne uno nel quadrilatero via Briantea, via Teresa Ciceri, via don Minzoni e via Piadeni.
Diversi anni fa fu cambiato il senso di marcia del secondo tratto di via Ciceri in modo da permettere la svolta a sinistra per chi provenisse dal ponte di San Martino, impedendo la stessa verso via Piadeni. La via Briantea infatti è stretta in quel punto e si creano code quando più di una macchina aspetta di svoltare. Questa la teoria.
Quello che succede nella pratica invece è che almeno l'80% delle macchine che deve dirigersi verso via Piave ignora il divieto e imbocca via Piadeni. Quest'ultima è afflitta anche da macchine in sosta fuori dai parcheggi regolari - sia in prossimità dell'angolo sinistro con via Briantea sia, talvolta, sul marciapiede; le vetture vicino all'angolo costringono chi svolta regolarmente provenendo da via Dottesio ad allargare fino ad invadere la corsia opposta, quelle sul marciapiede restringono una strada già stretta.
Anche la via don Minzoni non è esente da problemi, anche a causa del concessionario Fiat e di ditte che vi hanno sede; pur essendo abbastanza larga, le macchine e i camion fuori dalla sosta regolare in seconda o terza fila spesso la rendono impraticabile nei due sensi.
La mia proposta è simile a quello che è già stato fatto quando la via XX Settembre è divenuta a senso unico. Trasformando via don Minzoni e via Piadeni in due sensi unici (l'una verso il Cosia, l'altra verso via Briantea) e creando un giro che va da via Briantea a via Ciceri a via don Minzoni a via Piadeni, si potrebbero avere più parcheggi, impedire definitivamente la svolta ora solo formalmente vietata, rendere scorrevole il traffico in via don Minzoni, dove le macchine non dovrebbero più fermarsi per vedere se ne arrivano altre da via Piadeni o dal Cosia e dove, in teoria, ci sarebbe spazio per due corsie, una per le macchine che devono svoltare a sinistra, una per quelle verso destra. Già ora alcuni sembra che pensino sia così quando c'è coda...
Certo, chi ora svolta a sinistra in via Piadeni sarebbe costretto a fare il giro più lungo... Niente che, ripeto, non si sia già visto in altre vie senza grossi traumi.
Cordialmente
CC"
22:11:32 - Claudia - categoria: spunti   5 commenti

lun 08 ottobre 07

Appello per la Birmania

Per qualche giorno ne hanno parlato in tutte le salse, adesso è tanto se si vede un breve trafiletto sui giornali o se se ne dicono poche parole alla radio o in TV.
Riporto comunque qui quanto ho ricevuto oggi:
<< Un APPELLO al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul destino della Birmania (Myanmar) è stato messo online qui:
http://new.petitiononline.com/9848/petition-sign.html
DEDICA 30 SECONDI del tuo tempo per aiutarci e firma la petizione!
Diffondi questo appello! GRAZIE per il tuo aiuto.
Firma la petizione e non scordare di giungere sino alla schermata con scritto: "Approve signature" ("Approva la firma"!!)
Se hai possibilità di mettere in rete quest'appello... fai ciò che puoi..!! >>
18:20:58 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

sab 14 luglio 07

Ricetta: tacchino arrosto in agro-dolce

Tacchino a fette; una mela e mezzo; un cucchiaio di uvette e uno di cranberries ammollati per qualche minuto; una cipolla; tre piccole patate; un cucchiaio di aceto; un cucchiaio di zucchero; sale; cannella e zenzero in polvere.
Ho pestato le fette di tacchino e le ho disposte le une vicine alle altre per poterle poi arrotolare insieme. Ho farcito con pezzettini di mela, uvette, cranberries (facoltativi), un po' di cannella e poco zenzero, arrotolando e legando con spago da cucina. Ho soffritto la cipolla in una teglia di ghisa smaltata, vi ho rosolato la carne farcita, salandola dopo che aveva preso colore, poi ho aggiunto la mela, le uvette e i cranberries avanzati e le patate a pezzettini insieme con un cucchiaio di aceto, uno di zucchero e un po' d'acqua. Ho infilato la teglia in forno pre-riscaldato a 180° e lasciato cuocere per circa 3/4 d'ora.
Per ora nessuno dei due commensali è morto e quello che non è la scrivente si reputa soddisfatto e sazio. :-)
14:14:18 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

mer 13 giugno 07

Words and Rules

Ho appena finito di rileggere il libro Words and Rules di Steven Pinker di cui ho già parlato tempo fa in questa sede.
Nonostante le critiche che mi è capitato di trovare in giro per il web e qualche perplessità che mi è sorta qui e là, l'ho trovato estremamente interessante (anche questa volta intendo) e molto plausibile.
L'autore sostiene che il linguaggio è regolato essenzialmente dall'interazione tra un dizionario mentale che viene memorizzato (e che comprende parole, locuzioni, forme irregolari ecc.), e un set di regole (prefissi, suffissi, desinenze, declinazioni..) che deduciamo o impariamo e che ci permettono di generare combinazioni infinite e di manipolare le parole nuove. Queste due funzioni sarebbero controllate da aree diverse del cervello.
Per provare la sua tesi usa il funzionamento dei verbi regolari e irregolari in inglese. Quasi tutto il libro (di oltre 300 pagine) gira infatti intorno a quell'argomento, ragione per cui non credo sia stato tradotto in altre lingue, o quantomeno non in italiano.
Gli irregolari sarebbero voci memorizzate nel dizionario mentale, benché siano in effetti residuati di quelle che erano "regole" una volta; quando abbiamo bisogno di coniugare al passato un verbo come "give", dobbiamo "bloccare" l'applicazione della regola (che ci direbbe di aggiungere il suffisso -ed) e usare invece "gave", a patto di riuscire a recuperare la forma irregolare abbastanza velocemente. Se non siamo tanto sicuri, per esempio perché il verbo è a bassa frequenza d'uso, è possibile che ricorriamo all'uso della forma regolare; se questo fenomeno si ripete spesso per quel particolare verbo, la forma irregolare si perde nello spazio di poche generazioni.
Pinker non ignora comunque nemmeno il fenomeno contrario e cioè la creazione di nuove forme irregolari per analogia con altre "simili" già esistenti.
La teoria è frutto di una ricerca fatta anche attraverso esperimenti con bambini, adulti di ogni età e livello di istruzione nonché attraverso l'osservazione degli effetti di specifiche difficoltà di apprendimento, di lesioni cerebrali o malattie come l'Alzheimer o il Parkinson.
Non mancano i riferimenti filosofici, che qualcuno valuta come deboli ma che a me, nella mia grande ignoranza in materia, sono sembrati interessanti. In particolare mi è piaciuto l'ultimo capitolo che si chiama "A digital mind in an analog world" (cioè, "una mente digitale in un mondo analogico"), dove Pinker suggerisce che la mente umana è un sistema ibrido che maneggia sia universali netti e immutabili, che determinano l'appartenenza ad una precisa categoria, sia associazioni (o "familiarità") sfocate, che si sovrappongono in parte l'una all'altra - un po' come i cerchi olimpici (in particolare fa riferimento ad Aristotele e a Wittgenstein). Gli universali ci servono per poter meglio ragionare e predire comportamenti o risultati. La familiarità è quella invece che ci consente comunque di trarre delle conclusioni da ciò che osserviamo nel momento in cui sarebbe troppo complesso applicare tutte le regole in gioco. "Molte delle cose che ci circondano non potrebbero essere definite da nessuna raccolta di leggi perché hanno preso forma da una miriade di eventi storici che non sono più visibili a noi". Come i verbi irregolari.
"Abbiamo visto come molta delle ricchezza della lingua venga dalla tensione tra parole e regole. Allo stesso modo, molta della ricchezza nella sfera pubblica viene dalla tensione tra le categorie di familiarità costruite attraverso l'esperienza e le categorie classiche definite da scienza, legge, costumi. Le categorie di familiarità risuonano di senso comune ma ci lasciano interdetti di fronte a ciò che non sembra né carne né pesce. Le categorie classiche offrono nette separazioni ma spesso danno l'impressione di essere legalistiche, pedanti o astruse. (...) Abbiamo una mente digitale in un mondo analogico. O meglio, una parte delle nostre menti è digitale. Ricordiamo entità familiari e i loro tratti graduati e trasversali, ma generiamo anche nuovi prodotti mentali ragionando per regole.(...) Le parole e le regole danno origine al vasto potere espressivo della lingua, permettendoci di condividere i frutti del grande potere creativo del pensiero."
Amen

E per una sintesi (di circa un'ora) ecco il video di una lecture di Pinker stesso sul libro. (mi è stato molto utile per "ripassare")
http://mitworld.mit.edu/video/143/
21:58:26 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

lun 11 giugno 07

Colors

Ho preso l'ispirazione da tre piattini dell'Ikea che stavano ad asciugare ... uno giallo, uno verdino e uno azzurro. Era bellissimo vederli insieme e ho cercato di riprodurre quell'accostamento anche nel mio sito. Il limite - se così si può chiamare - è che bisogna rispettare i contrasti minimi perché le scritte siano leggibili sullo sfondo, quindi non ho potuto essere esageratamente audace, comunque sono contenta del risultato.
I cambiamenti principali li ho apportati al sito ma qualcosa si nota anche qui.
E per chi non avesse ancora mai usato un css: ma lo sapete quanto è comodo cambiare in un file solo ed eventualmente cambiare idea di nuovo?
20:18:35 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

La politica a scuola

Ho messo insieme alcuni pensieri che ho postato sul forum della scuola in un thread che riguarda alcune scritte apparse qualche mese fa sui muri esterni dell'istituto a seguito (mi pare) di uno show andato in scena nell'aula magna dell'università (che, per chi non lo sapesse, una volta era del Seti) . Lo show era di un gruppo di musica dichiaratamente militante nella destra estrema, le scritte erano di stampo estremista di sinistra.
Chi ha iniziato il thread ha simpatie per una delle suddette frange estreme, e ha fatto comparire in classe simboli e volantini che mi hanno fatto stare piuttosto male - anche in virtù del fatto che è la classe dove mi trovo meglio. Stamane ne parlavamo con una mia collega, che si è dimostrata molto equilibrata e molto molto apprezzabile per ciò che mi ha detto. Da questa discussione sono scaturiti questi pensieri, che riporto qui perché questo blog è e vuole essere anche un archivio di quello che sono le mie opinioni.

"Vorrei fare due riflessioni, collegate ma da distinguere.
Una è che le scritte vandaliche sono deprecabili qualunque sia la loro "destinazione": i muri esterni di una casa privata o di un edificio pubblico, ma anche i banchi di scuola che qualcun altro dovrà utilizzare o pulire, i muri di una classe o di un laboratorio e quant'altro.
Denotano una mancanza di rispetto dell'altro, chiunque questo sia, qualunque siano il suo pensiero o le sue simpatie.
Se solo chi si rende colpevole di questi atti si fermasse a pensare, a mettersi nei panni dell'altro, forse ci penserebbe almeno due volte. In fondo molti di voi hanno sottolineato il fastidio che provano se le cose toccate appartengono a loro.
La seconda riflessione riguarda invece la politica a scuola.
Trovo che sia inevitabile che si trovino insegnanti e alunni che la pensano in maniera diversa, e trovo che sia anche compito della scuola promuovere il dialogo, insegnare a distinguere quali sono i pensieri di una parte e i pensieri dell'altra ma anche a rispettare e valutare criticamente le opinioni diverse dalle proprie.
Io però alla stregua delle scritte sui muri valuto i volantini, i simboli, gli slogan di stampo estremista che compaiono dentro la scuola e dentro le classi.
E, per par condicio e assolutamente a prescindere da quelle che sono le MIE simpatie politiche o le mie opinioni, ci metto dalle affermazioni contro la polizia ai volantini di azione giovani, dalle croci celtiche alle falci e martello .
Forse perché nella mia vita (più lunga di quella di molti di voi) ho avuto momenti di "assoluta certezza" che si sono sciolti nel dialogo, nel confronto, nel porre attenzione a quello che chi non urlava aveva da dire; forse perché sono di natura refrattaria agli estremismi; forse perché ogni volta che penso qualcosa provo a pormi in situazione dialettica, a valutare i pro e i contro, o a che cosa "farei io se...". Fatto sta che mi infastidiscono e fanno star male tutte quelle manifestazioni di prevaricazione (o auspicata tale) dell'uno sugli altri, le ingiustizie, i razzismi di qualunque colore.
Ci ho pensato un po' prima di scrivere questo. Vuole essere un augurio perché ognuno di voi impari a pensare con la propria testa e non con quella dei suoi genitori o dei suoi insegnanti o del proprio gruppo di coetanei."
15:10:01 - Claudia - categoria: spunti   1 commento

ven 20 aprile 07

Wish list

Chi l'ha detto che le liste di desideri si fanno solo per Babbo Natale o Gesù bambino o la Befana fino a 10 anni e poi in occasione delle nozze?
www.amazon.co.uk/gp/registry/wishlist/
:-)
18:46:03 - Claudia - categoria: spunti   No commenti

lun 19 marzo 07

Preview

Appiccico qui l'ennesima lettera al direttore.... L'ansia di protagonismo non ha mai fine! :-)
Questa letteruzza la spedisco or ora, anche se è qualche giorno che la macino in testa ed è in parte ispirata a cose dette anche con V (che mi ha citato la prima delle due pubblicità, l'altra l'ho sentita io più volte, con grande orrore). Vedremo se sarà pubblicata e quali risposte avrà!
"Caro Direttore,
ascoltando la radio ho notato due pubblicità di SUV. Una recita "Non farti dominare dalla città, dominala!", l'altra invece inscena i lamenti di una moglie verso il marito che "al massimo riesce a posteggiare sotto casa" mentre il vicino, proprietario del veicolo pubblicizzato, riesce a farlo addirittura sul balcone.
Ora, è vero che la pubblicità parla la lingua del paradosso e dell'esagerazione, ma pur sempre vuole far presa su qualcosa che è nella mentalità corrente - in questo caso che si è "cool" solo se si arriva il più vicino possibile, il più velocemente possibile e col mezzo più grosso possibile laddove si vuole andare.
Quali speranze abbiamo di convincere le persone a spostarsi a piedi, a prendere i mezzi pubblici, a non posteggiare necessariamente a un metro dalla destinazione (a costo di farlo in divieto di sosta), in sostanza ad utilizzare (e insegnare ad utilizzare ai propri figli) quel meraviglioso mezzo di locomozione di cui siamo dotati - le gambe?
Cordialmente
CC
17:07:11 - Claudia - categoria: spunti   2 commenti

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