Claudia che raccoglie la sabbia

Il weblog di Claudia

dom 18 luglio 10

On the paradoxes of using the Internet: are we the writers?

Just over 10 years ago people who enjoy the Internet but are not native users started marvelling at the opportunities that web 1.0 offered. First it became possible to communicate with friends, family and colleagues without having to rely on slow or intrusive means. Not only. We all remember the agony of finding material for one's thesis, teaching and studying aids, song lyrics, biographical information about whoever, the name of who played what, where and when… Suddenly it was all possible in no time. The universal library had opened its doors, possibly making it less useful or desirable to visit real ones.
Then web 2.0 came along. And with it came this amazing urge to express oneself, to "let other people know", and not just friends. Lots of people started writing, even those who had never dreamt of keeping a personal diary. Millions now write on their own or other people's blogs, on message boards, on social networks… They want to talk about themselves, about how they feel, about what happens to them, about their views. Many of those who had always simply read for fun, for a practical purpose or for some other unexpressed inexpressible reason now need to tell others what they have loved or hated and why. It's as if reading in itself was not enough anymore. Finding the right words, making one's posts appealing can be difficult but it is above all extremely time consuming, especially if, along with writing, one also wants to keep up with other people's opinions and argue with them. Paradoxically there isn't as much time for traditional reading as before…
Even professional writers haven't missed the chance of having their own Internet space to advertise and maybe clarify their work but also to communicate with their readers beyond mere commercial reasons. And how great it is for the simple reader, who could once feel close to his favourite authors only through what they wrote, to now be able to ask them questions directly, to comment and argue on the latest books, to show off his intellectual skills even and, at times, to arouse the authors' interest. The anonymous reader suddenly feels like a "someone" in the mind of those he admires. And the writer feels part flattered, part involved, part curious because, after all, she has always been interested in other human beings and here are many she'd never have "met" otherwise. And yet, she also feels the burden of responsibility for all the questions these people want an answer for; she has to acknowledge even those she'd have done without. Now there's not just the interviews, the readings and the many books to sign at presentations; there is the blog to keep up with, the requests to fulfil, new ideas to explore… The travelling and the "webbing" become so demanding that sometimes it feels as if she doesn't have the time and tranquillity to just sit down and start the new novel that her fans anxiously await so that they can, once again, read it, dissect it, comment on it, propose interpretations…
So what has become of writers and what of readers now? And will this interchange modify professional writing the way it has possibly modified many people's reading? The future will soon tell us.
14:50:46 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 28 giugno 10

Lassù nessuno ci pensa

Da una nota su FB.
Mea culpa. Ci avevo già pensato lo scorso anno e mi sono dimenticata di provare a fare qualcosa ...(scrivere, ma a chi?).
La questione è piccola se vogliamo. Si tratta dei 5 punti di bonus della maturità, quelli che possono far salire i punteggi più alti.
Quando 12 anni fa fu introdotto il nuovo esame, l'idea di fondo era quella di rendere più significativa e trasparente la valutazione delle singole prove d'esame, oltre che di dare peso alla valutazione globale degli ultimi tre anni di scuola. Niente più 60/60 usciti dal fumo di semplici giudizi su prove magari non perfette ma che, nella santa opinione dei commissari, denotavano la completa maturità e preparazione del candidato.
Si decise quindi di attribuire 20 punti al credito scolastico, per un massimo di 6 nei primi due anni del triennio, 8 per l'ultimo. Chi fosse stato ancorato alla media del 6 rotondo per tre anni avrebbe avuto un totale di 8 punti, da aggiungere ai 52 delle sufficienze nelle prove scritte (10/15 x 3) e nel colloquio (22/35) per arrivare al fatidico 60/100.
Credo che ci si accorse presto che, mentre arrivare alla sufficienza per superare l'esame non era difficile, pochi avrebbero invece potuto arrivare al massimo. Tenere una media superiore all'8 per tre anni non è cosa semplicissima, ma soprattutto capita a tutti di magari perdere un punto in una prova scritta d'esame. Furono quindi introdotti i 5 punti di bonus, da assegnare a discrezione della commissione su criteri da essai stabiliti ma a patto che ne godesse solo chi avesse avuto 15 punti di credito (corrispondente allora ad una media tra il 7 e l'8 per tre anni) e 70 nelle prove (corrispondenti a prove molto buone ma non necessariamente perfette).
Ed ecco il punto dolente. Fioroni 3 anni fa decise di dare più peso al percorso scolastico, alzando il credito da 20 a 25 ed abbassando il punteggio massimo del colloquio da 35 a 30, con sufficienza a 20.
Logico, pulito, no problem.
Peccato che nessuno abbia pensato di adattare anche i punti di accesso al bonus. Così, dallo scorso anno, mentre a 15 punti di credito su 25 arrivano quasi tutti (in una mia classe in 16 su 19) perché corrisponde ad una media tra il 6 e il 7, arrivare a 70 nelle prove d'esame è faccenda davvero assai complessa. E se è vero che per gli aspiranti al 100 probabilmente non ci sono grosse differenze, per tanti altri la musica invece cambia molto.
Facciamo un esempio pratico: un'alunna con 40/45 agli scritti e 19 di credito deve per forza prendere 30 (cioè il massimo) nel colloquio per accedere ad almeno un punto di bonus, altrimenti il suo punteggio finale non potrà mai arrivare a 90. Dei famosi 16 su 19, escludendo il candidato alla lode, è rimasta l'unica che può almeno permettersi di sperare.
La cosa più assurda secondo me è che questo non è frutto di una scelta. Se si fossero per esempio voluti premiare solo i super-migliori si sarebbe alzata la soglia di credito (20 su 25 per esempio) oltre che lasciare il 70 così com'è.
No, semplicemente nessuno ci ha pensato.
16:22:54 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

dom 07 febbraio 10

Nost gent

Rompo questo silenzio quasi annuale con una nota che pubblicherò anche su Facebook. "Di là" è più facile avere riscontro, ma mi dispiace abbandonare completamente questo blog... più di quanto non abbia già fatto, that is. Per ora terrò il piede in due scarpe.

Un'altra raccapricciante vicenda di cronaca fa assomigliare sempre di più Como al Midsomer, peccato che la location, tra muri e buche, non sia così idillica e non ci sia il tasto off per spegnere alla fine dell'episodio.
I protagonisti questa volta porta(va)no cognomi che, se esistesse una pura razza lombarda, come puri lombardi li definirebbero. Quelli che fan e g'han i dané, quelli che conoscono tutti, quelli che non hai paura ad incrociare la sera, i nost gent. Uno è finito sparato alla schiena e con la testa mozzata e cotta in forno, l'altro piange in prigione. E si scatenano giornalisti, psicologi e sociologi veri e presunti, amici veri e virtuali, si aprono gruppi su facebook, tutti affannati a trovare spiegazioni più o meno circostanziate, tanti ad esprimere solidarietà e amicizia fino a santificare l'uno e l'altro. Comprensibile. E' un modo di tenere a bada il senso di raccapriccio, incredulità e spaesamento che suscitano vicende del genere. E' un modo di continuare a vivere senza dover abbandonare qualsiasi certezza.
Ma se l'assassino fosse stato un cinese, un rumeno, un tunisino? La vicenda avrebbe per più giorni occupato le pagine dei giornali nazionali, non solo di quello locale. Si sarebbero levate grida contro la mancanza di sicurezza, contro la barbarie di importazione, e, per estensione, contro tutti gli immigrati. Si sarebbero scomodati politici, uomini di spettacolo e genetisti fai-da-te. Figuriamoci poi se il "clan" del colpevole avesse tentato di stargli vicino a prescindere dall'orrore del gesto. "Stava male". "Era disperato". Parole che tentano di spiegare da una parte; parole che condannano dall'altra.
Gli atti orrendi che vengono dal degrado, dalle vite da topi, dalla disperazione vera estendono la loro condannabilità ai parenti veri e presunti di chi li ha commessi, mentre quelli che vengono dall'angoscia di chi ha avuto tutto e se lo vede portar via sono da condannare sì ma anche da commiserare.
E' giusto?
20:36:27 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 23 marzo 09

Architetture

Coerentemente con la mia insanabile curiosità di capire come funziona qualsiasi cosa, da un po' di tempo sto cercando di afferrare anche come funziono io, in particolar modo per ciò che mi stimola e per ciò che mi fa apprendere.
Per strano che sia, il libro che mi sono messa a leggere sabato - interrompendo addirittura la lettura dell'ultimo romanzo di Lodge (che adoro) - mi ha dato un paio di spunti notevoli.
Si tratta de L'Umanista Informatico di Fabio Brivio (il cui blog è peraltro linkato qui a fianco). Il libro è rivolto a chi, pur non essendo specialista del web o di informatica, vuole saperne a sufficienza per poter capire alcune potenzialità dei linguaggi su cui il web è costruito - xml, html, css, sql, php... - in modo da poterli eventualmente utilizzare come veicolo efficace di contenuti - che è quello che dovrebbe poi davvero interessare ad un "umanista". Io, che proprio non ho il tempo o la forza di affondarmi nei manuali di php o mysql (capendoci un decimo e ritenendone un centesimo) o di rileggere il malloppo sui css, mi sto invece letteralmente bevendo questo.
Utile e affascinante dunque, ma cosa c'entra col come funziona il mio cervello?
Be' ieri, mentre V come al solito dormiva (del resto non è colpa sua se talvolta alla domenica mi sveglio presto in preda alla voglia di leggere), mi veniva voglia di urlare "Ah! Bellooooo! Ho capito, ho capito!!!" . Leggevo di com'è strutturato l'xml, qualcosa di cui già in parte sapevo, non essendo dissimile dal'html, e quando si è parlato di struttura ad albero ho avuto la mia "epifania".
La mia mente funziona proprio come un albero. Io ho bisogno di seguire un discorso nella sua logica lineare, ho bisogno di partire da un saldo tronco ben piantato in ciò che conosco e poi di muovermi man mano di ramo in ramo prima di potere (se riesco) arrivare al rametto più fine e poi alle foglie. Difettando gravemente in memoria, ho bisogno di poter ricostruire il percorso e per capire lo devo prima di tutto poter tracciare.
Come per un albero poi, la direzione che un ramo "figlio" prende non è univoca e non è sola, per questo mi affascina tutto ciò che è legame interdisciplinare, tutto ciò che è unione nella diversità, la simmetria dell'asimmetrico.
Ma quello che alla fine mi ha fatto svegliare il povero V è stata l'idea che forse questa può essere una ragione del perché gli alberi mi hanno sempre affascinato così tanto nella loro forma. Quando andavo a scuola di disegno (in seconda media), l'unica cosa che ero in grado di riprodurre erano dei tronchi o anche solo dei rami spogli. V mi prende in giro perché nelle mie foto di paesaggio se è possibile ho sempre un ramoscello in primo piano... Che abbia trovato la spiegazione?
16:06:19 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

lun 16 febbraio 09

Strawbs

Giovedì scorso gran botta di vita. Sono andata a Milano prima a fare un paio di commissioni (leggasi spese) e poi a vedere il concerto degli Strawbs al Dal Verme, alle 18.30 . L'orario inconsueto ma apprezzabilissimo mi ha consentito di andare e tornare in treno e di arrivare a casa ad un'ora consona con l'orario da galline in cui generalmente vado a letto. Sono anche riuscita a vedere l'Alfredo dopo un sacco di anni, e questo ha aggiunto al piacere della musica.
Il gruppo degli Strawbs si forma nell'ambito del folk-rock inglese della metà degli anni '60, sempre però sperimentando e mescolando vari generi, tra la ballate acustiche, schitarrate rock e organi prog, con passaggi tra il mistico e lo psichedelico. Molto inglesi, molto anni '70, in effetti. E in effetti è alla fine degli anni '70 che si sciolgono, salvo ritrovarsi un paio di decenni dopo a riproporre in versione acustica o elettrica sia i vecchi brani che qualche canzone nuova ad un pubblico rimasto affezionato.
Questa dei dinosauri che continuano a suonare potrebbe sembrare un'operazione commerciale; sicuramente per loro lo è anche (sempre meglio che lavorare :-D ), ma io sarò tonta eppure mi emoziono sempre. Lasciando da parte qualche imprecisione nella voce e negli assoli, si percepisce ancora una passione, e forse soprattutto un credere a quello che si fa e si DICE con la musica, che non paiono assopirsi sotto le rughe, gli occhiali e i capelli più o meno folti o bianchi, e che contribuiscono al mio entusiasmo quasi quanto la rispondenza della musica con i miei gusti.
L'unica sofferenza del concerto è stata quella di non poter ballare con le braccia alzate modello JCSS e cantare a squarciagola, cosa che faccio nella solitudine della mia casetta.
Sarà l'anima hippie che Ciccio ha così ben riconosciuto in me fin dalla foto di quando avevo 10 anni...
17:01:44 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

ven 06 febbraio 09

Fanca**ismi

Gli alunni che non fanno quello che dovrebbero fare mi fanno spesso innervosire, ma posso pure capire che alcuni di loro aspettino di iniziare a "vivere" (i.e lavorare) prima di applicarsi. Io non ero una studiosissima ma mi aiutavano la curiosità e l'entusiasmo, ed è forse più quando mancano quelli nei ragazzi che mi viene la tristezza.
Ma quello che mi fa davvero incavolare sono alcuni colleghi. Fortunatamente non tutti e nemmeno la maggior parte se vogliamo. Però ci sono esempi di tale indecenza da farmi suonare brunettiana ! Colleghi che arrivano sistematicamente alle 8.20 a scuola, oppure si attardano tra un'ora e l'altra; altri che, oltre a questo, non si sognano di svolgere i programmi, telefonano in classe, valutano alla ca**o , ma nemmeno fanno finta di nascondersi... no no, presuntuosi e arroganti, attaccano prima di essere attaccati.
L'altro giorno in consiglio di classe un tipico esempio ha minacciato di scrivere ai giornali per denunciare lo scandalo degli insegnanti che vogliono impedire agli alunni di uscire dalla scuola per fare le visite aziendali "che danno lustro alla scuola e preparano gli alunni alla vita". In realtà, fatti i conti tra stage(15 giorni), gita (5 giorni), giornata sulla neve (1 giorno) carnevale (2 giorni), uscite già programmate(3 o 4), orientamento (8 ore) e venutoci lo sconforto (la classe è all'ultimo anno e non è proprio quel che si dice né studiosa né autonoma), gli avevamo semplicemente chiesto di organizzare la sua visita (saltata fuori all'ultimo momento) possibilmente quando anche l'altra metà della classe (di altro indirizzo) era fuori. Lui si è messo a urlare che non potevamo certo dettare noi le condizioni, e che tanto lui quel giorno lì (il primo di rientro dopo Pasqua) non c'è (furbissimo eh?) ... Mi sono messa ad urlare anch'io, non ce l'ho fatta a trattenermi e se non fosse che c'erano fuori i rappresentanti e sono stata zittita, gli volevo dire che gliela scrivevo io una bella lettera ai giornali. Aggiungiamo che era arrivato al consiglio prima con 20 minuti di ritardo senza scusarsi, col telefono in mano e che quest'ultimo gli era squillato una o due volte.
Che vomito. Se penso che questa persona porta a casa gli stessi soldi miei...
17:43:24 - Claudia - categoria: riflessioni   4 commenti

lun 15 dicembre 08

La scuola che vorrei

La scuola che vorrei è una dove le discipline non hanno dei confini così netti come quelli che sono stati tracciati dai programmi e che molti docenti scavano ogni giorno sempre più profondi. Lo so che nessuno può essere tuttologo (pur avendone l'ambizione) - i Leonardo da Vinci non esistono più. So anche che per ciascuna disciplina non basta il tempo di una vita per approfondire tutto ciò che di essa si può imparare.
Ma che bello sarebbe lo stesso se ognuno di noi facesse uno sforzo per capire come agganciarsi a qualcun altro in alcuni momenti del suo insegnare.
In questi mesi in cui ho imparato pochissimi rudimenti di chimica mi sembra di aver colto come riflettere su una lingua possa aiutare ad apprendere la chimica e la chimica ad apprendere una lingua. Sto leggendo il Teorema del Pappagallo e, pur avendone letto meno di un quarto, mi sembra di capire che l'idea è quella di togliere la matematica dall'astrazione che tanti odiano per calarla nella sua prima funzione, quella di spiegare la realtà.
Il fine più importante di ciascuna disciplina scolastica non dovrebbe essere quello di provare a far capire il mondo agli alunni mentre cerchiamo noi stessi di venirne a capo? Certo, mille sono le sfaccettature e i punti di vista da cui si può guardare, e ognuno trova il suo punto di osservazione privilegiato, ma se ogni tanto, non dico sempre, provassimo a fare un passetto più in là?
19:14:15 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

Sempre più presto

In un mondo - o meglio, in una parte di mondo - in cui tutti hanno fretta, in cui i limiti di velocità stanno stretti e sembra sempre che manchi la terra sotto i piedi ... anche i supermercati si adeguano.
Oggi ero al Bennet e tra una strenna natalizia e l'altra ... erano già esposti gli articoli di carnevale!
Se andiamo avanti di questo passo, il prossimo dicembre ci saranno le cose di Natale, sì, ma quelle dell'anno successivo!
18:47:21 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

dom 07 dicembre 08

ITunes U

Per il mio ultimo compleanno (ormai più lontano del prossimo) ho ricevuto da V il regalo più bello di sempre, un Ipod touch. Che fosse un aggeggino speciale già si era capito, ma dopo 9 mesi ormai mi posso dire addicted. In particolare ci sto scaricano una marea di video lunghi e corti sulle scienze - chimica, evoluzione, algebra.... - il fatto è che più trovo più vorrei trovare e guardare. E' come moltiplicare le possibilità di capire ma ho un timore... mi renderà più schizofrenica e frammentaria nelle conoscenze? Ma intanto io scarico..
17:19:00 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 01 dicembre 08

December already

E' già dicembre, un mese di silenzio quasi, dovuto anche ancora alla mancanza di adsl, che mi rallenta nelle operazioni su Internet. Ormai sono quasi tre mesi che sono senza e, nonostante le rassicurazioni ricevute qualche settimana or sono anche dal mio amico (sul fatto per esempio che la mia pratica sia in mano ad una task-force...), non ho più nemmeno tante speranze; qualunque promessa mi sia stata fatta è stata disattesa e le uniche affermazioni realistiche sono state quelle di chi mi ha detto di aspettare (le calende greche). Ho avuto notizia di persone che, in situazione molto simile, hanno atteso 8, 9 mesi, pensate che ottimismo posso avere...
Per il resto sono di umore strano, sospesa tra gioie profonde e ansie più o meno determinate.
Tra le gioie ci sono stati sia il compleanno di V - bello e pieno di emozioni (come del resto è sempre il vedersi)- ma anche il fatto di avere trovato una vera valanga di ex-alunni su Facebook. E' iniziata con pochi vecchi, ma ora siamo sulla sessantina, con molti gruppi classe più o meno "antichi" di cui non avevo notizia da tempo; sarà da gasona, ma il fatto che molti mi scrivano parole non solo di grande affetto ma anche di ringraziamento e complimento mi inorgoglisce davvero. Del resto nel nostro lavoro è così difficile percepire una soddisfazione immediata ed è così facile cadere nello sconforto dopo, per esempio, la correzione di diversi pacchi di verifiche...
Le ansie sono invece dovute sia a qualche preoccupazione personale che a qualcuna più globale... Quelle personali sono legate soprattutto alla voglia e alle idee di fare una marea di cose contro la consapevolezza che non tutto è possibile e che, soprattutto, io sono PIGRA e portata più all'entusiasmo che alla sistematicità!
Quanto a quelle globali, beh... sembrerà banale ma a volte mi pare di vivere all'inizio di un film catastrofico - allagamenti, trombe d'aria, incidenti, attentati, crisi economica, inquinamento, malattie. So di essere fortunata a stare come sto e da una parte mi intristisce ciò che capita a molti altri, dall'altra mi viene paura di trovarmi coinvolta anch'io in qualcosa di brutto.
Tra poco sarà il quarto compleanno del blog e tempo di bilanci di fine anno. Speriamo di avere almeno l'adsl per poterli fare in tutta tranquillità! :-)
17:04:58 - Claudia - categoria: riflessioni   1 commento

mer 22 ottobre 08

Musicophilia

Sto per finire il libro di Oliver Sacks che ha il titolo di questo post e che, come sempre del resto, consiglio a tutti di leggere.
Per me questa lettura si innesta su alcune riflessioni che da parecchio tempo faccio nelle ormai bisettimanali passeggiate per e da scuola. Io in casa o in macchina sto anche lunghi periodi senza ascoltare nulla; mi piace sentire Radio24 (di musica ne fanno poca), guardare la TV o anche lavorare nel silenzio. Però l'ipod in mi ha davvero cambiato la vita nel camminare. Ascoltare musica in modalità shuffle, senza sapere quindi cosa verrà dopo ciascun brano, non mi fa solo passare il tempo in maniera più piacevole e quindi veloce, ma allarga il mio pensiero, talvolta mi fa vedere in modo diverso o più nitido ciò che ho intorno, mi provoca emozioni oppure amplifica quelle che ho già. Qualche giorno fa ho speso qualche lacrima furtiva per Canzone per un'Amica, che mi ha sempre straziato. Se potessi a volte canterei a squarciagola, mi limito però a muovere la bocca e solo se nessuno mi guarda. Mi colpisce poi come per me il ritmo sia importante; non solo lo sento ma mi è fastidioso fare qualcosa che lo contraddica. Spesso aggiusto il passo per andare a tempo; quantomeno devo poter muovere la testa in modo che non sia in contrasto con l'andatura. Settimana scorsa avevo il problema di tenere il tempo di Hush, un filino troppo veloce per la salita di via Rienza... Del resto ho già detto di come la danza sia uno dei miei sfoghi preferiti, anche quella solitaria e di come, se la pigrizia fosse meno marcata, mi piacerebbe poterne praticare di più.
Il libro non spiega il perché di questi fenomeni che sento così tanto ma li riconosce come esistenti; fortunatamente non mi dice per quale ragione certe melodie e certe armonie hanno un effetto così emozionante e per quale invece per esempio la musica contemporanea o il free jazz mi innervosiscono in maniera insopportabile. Non leva la magia alla musica. Ma come in tutti i suoi libri, Sacks riesce a fare convergere il punto di vista scientifico - attraverso il rigore, la profusione di dettagli ed esempi, le doverose citazioni del lavoro altrui - con il punto di vista umano, quello che riesce a capire, ad entrare in empatia anche senza i dettagli. E poi va ancora oltre, perché non solo illustra quello che accade ma cerca sempre di trovare sia le capacità di compensazione che gli spunti creativi che situazioni anche patologiche scatenano. Un grande uomo, un grande medico, un grande scrittore.
Adesso mi pare di sapere un po' di più su di me e un po' di più su quello che mi rende simile ma anche tanto diversa dagli altri. Mi pare anche di avere un po' più di speranza, perché provare a capire come funzioniamo può voler dire anche provare a capire come migliorare noi stessi ed aiutare chi ci circonda.
19:29:59 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

lun 13 ottobre 08

Lo sapevate? Lavoro part-time!

In attesa di un post "originale" (che ho già in mente ma che mi devo mettere lì a scrivere) - nonché nell'attesa che mi torni la cavolo di adsl (no, not yet), appiccico qui la "solita" lettera al giornale locale, pubblicata stamattina... :-)

Cara Provincia,
stamane sulle tue pagine scopro che il ministro Brunetta pensa che io - insegnante di inglese di scuola superiore - faccio un lavoro part-time e guadagno perfino troppo.
Cominciamo col fare due conti. Sono stata una delle poche molto fortunate a laurearmi poco prima di un concorso ordinario e ho quindi 17 anni di servizio di ruolo alle spalle senza precariato, durante i quali ho accumulato ben 5 giorni totali di malattia. Il mio stipendio, da gennaio 2008, ammonta a 2.321 euro lordi, 1.596 netti. Lo scorso anno era di circa 200 euro in meno. SE lavorassi solo le 72 ore al mese in cui vado in classe prenderei ben 32 euro lordi all'ora, circa 22 netti. A occhio è meno di quelli che prende un meccanico (senza nulla togliere al bel mestiere che mi rammarico di non fare). Peccato che le lezioni si debbano preparare, peccato che le verifiche si debbano correggere, peccato che agli organi collegiali si debba partecipare. Rifacciamo i conti? La cifra sopra quasi si dimezza.
Quanto prende un notaio che fa mettere le firme ai suoi galoppini e che se sbaglia non paga? Quanto prende un avvocato per garantire la sua (inutile) presenza in un contenzioso? Quanto prende il medico generico che con fastidio compila ricette e impegnative per la persona che magari lo vede solo una volta all'anno? E lo specialista che sbaglia la diagnosi? Certo, ognuno di questi professionisti ha enormi responsabilità e, se svolge a dovere il suo mestiere, ha tutte le ragioni di pretendere il congruo riconoscimento. Tuttavia nessuno si sogna di prendere i cattivi esempi come simboli di una categoria (e quelli che ho fatto sono di vita vissuta...) , come invece avviene con gli insegnanti che, per preparazione accademica e responsabilità, dovrebbero essere sullo stesso livello.
Per carità ben vengano i controlli, ben venga la meritocrazia, io non ho nulla da temere. Anzi, dirò di più, sono anni che auspico che a scuola si stia 30 o 36 ore, entrando in classe quando è necessario ma anche preparandosi, correggendo, facendo tutto quello che è dovuto, senza doversi per forza comprare il computer, la linea adsl, la carta per stampare, le penne, le matite, il diario, il materiale per l'auto-aggiornamento.... Ma anche così com'è non mi venite a dire che faccio un lavoro part-time strapagato. Sennò mi incavolo.
15:27:20 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

sab 13 settembre 08

Who's who

In questi giorni molte dei miei neuroni sono occupati a cercare di unire nomi e visi di tutti gli alunni nuovi che ho; in tutto sono una sessantina su centrotrentatre. Nelle due quarte, dove circa la metà viene dalla mia terza, ho già memorizzato la maggior parte dei nuovi, quantomeno se ho il registro davanti; ho perfino da subito trovato il modo di riconoscere due gemelle identiche (complice l'ora di codocenza in cui ho avuto il tempo di osservarle). Ho qualche ritardo in più in prima.
Tutti gli anni alcuni li ricordo subito: il pierino di turno, quello che già dal primo giorno polemizza o si comporta come se fosse tuo fratello, quello che sembra molto bravo o già poco portato, quello che sembra già mezzo adulto e quello che sembra ancora un bambinetto, quelli che hanno lo stesso nome di battesimo e allora vanno nello stesso "mazzo", quello che non sai perché ma te lo ricordi... Con altri invece mi ci vogliono giorni anche semplicemente per riconoscerli come "miei" in mezzo alla massa fuori da scuola. E questo mi dispiace perché non voglio dar loro la sensazione che siano meno importanti o meno notevoli, non voglio che ci possano rimanere male.
Oggi allora li ho osservati un po' bene mentre facevano il test d'ingresso, mettendo dei segni di spunta mentali accanto a quelli già memorizzati e guardando il nome sul foglio degli altri, mentre consegnavano o mentre passavo loro accanto, cercando di rinforzare le sinapsi...
In generale pure le somiglianze aiutano - anche se a volte mi capita, nei momenti di minor concentrazione, di chiamare qualcuno col nome della persona che mi ricorda, così come mi succede con chi ha lo stesso cognome di qualche ex alunno.
Per i cognomi in ogni caso sono negata, di tantissimi è l'ultima cosa che imparo e la prima che dimentico, forse perché non li uso quasi mai per chiamare. Poi ho le amnesie anche con quelli che conosco da anni, vedo un viso in classe e non riesco a dire il nome, e allora se posso baro... "su, su ragazzi, andate avanti in ordine, non fatemi sempre chiamare tutti...".
Brutta bestia la mia memoria, quando imparerò a tenerne a bada il funzionamento sarà sempre troppo tardi.
19:31:14 - Claudia - categoria: riflessioni   No commenti

gio 17 luglio 08

Della gentilezza

Nonostante io sia una persona in balia delle emozioni e quindi anche dei nervosismi temporanei, con scatti o commenti isterici, credo di essere fondamentalmente una persona gentile. A partire dalle piccole cose: per favore, grazie, grazie ancora, arrivederci (e grazie), sorriso alla cassiera del supermercato, mano alzata per ringraziare chi mi fa passare in macchina.... Cose così semplici che non si capisce perché alcune persone non ne vogliono sapere.
Le persone gentili hanno su di me un effetto positivo; mi fanno vedere il mondo sotto una luce migliore. Esempio: la settimana scorsa la commessa di un negozio di perline ci ha fatto lo sconto quando le ho raccontato (senza secondi fini) che mia nipote Julia (che era con me) lavorava in un negozio simile in America. Ne sono uscita di buon umore e non per i pochi euri risparmiati.
D'altra parte le persone cafone mi fanno venire un nervoso! Le commesse che sembra che ti facciano un favore a servirti e non ti salutano né ringraziano, quelli che in macchina si buttano, passano e non ringraziano, quella scema di oggi che mi ha chiuso in faccia la porta a vetri a casa di mia madre e, senza nemmeno grugnire, si è voltata dall'altra parte ed è andata - (fa niente che avessi la chiave, io l'altro giorno mi sono precipitata a tenerla quando ho visto che stava arrivando un tizio, il quale mi ha sorriso, ringraziato, detto che aveva la chiave e salutato, e ha fatto sorridere pure me!).
E' per quello che anche i miei nipoti (in Europa da una decina di giorni e da tre in mini-vacanza in Francia - con gran sollievo...), mi fanno rimanere male quando non salutano le persone che incontriamo, oppure quando non dicono please o thank you e si comportano come se fosse loro tutto dovuto.
E' per quello che invece mi trovo bene coi miei condomini, perché abbiamo tutti un po' lo stesso atteggiamento.
E' per quello che mi piace tanto V. (e anche un pochino più che mi piace, via...).
E' per quello che Alberto, Angelo, Fabio, Nadia di PASW sono così speciali.
E' per quello che l'ex moroso per cui ho inaugurato il blog mi faceva stare a disagio nei negozi o nei ristoranti, apparentemente educato ma falso e pronto a scattare.
Davvero, è così semplice!
19:23:03 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

lun 16 giugno 08

Criature

Non avendo figli non so e probabilmente non saprò mai cosa si prova nel momento in cui si capisce che è ora di lasciarli andare e in cui magari bisogna accettare un loro partner che non ci piace.
Le uniche mie creature sono dei siti; il primogenito è il sito del Pessina. Non è una creatura perfetta, ma mi è costata parecchia fatica e molto studio, l'idea che qualcuno ci possa mettere mano senza conoscenza o rispetto del perché le cose sono stata fatte in un certo modo mi fa accapponare la pelle.
Ma ormai non ha più senso che vi rimanga attaccata. Certo, non è che i soldini che mi danno mi facciano schifo, servono per una mini-vacanza (circa mille euri all'anno). Certo, il rischio che chi ne prenderà in mano le sorti lo stravolga è concreto... Ma ormai lo scollamento è troppo; mi mandano le notizie e io non so se sono tutte o no, a volte mi pare si contraddicano, a volte provo un senso di fastidio al lavoro che mi si richiede magari quando sto facendo altro; ci sono persone che mi scrivono per chiedere informazioni sulla scuola e io ormai non so più rispondere... Non ho nemmeno tanta voglia di rimettere mano a quelle parti magari obsolete a cui nessuno sembra badare, tipo la sezione sugli esami di stato. Il sito di una scuola deve essere tenuto da chi ci lavora, e il periodo di interregno ormai è durato troppo perché abbia ancora senso.
Non so cosa succederà ma ormai la decisione è presa. Forse coi figli, in effetti, è più complicato! :-)
18:08:52 - Claudia - categoria: riflessioni   2 commenti

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