Claudia che raccoglie la sabbia

Il weblog di Claudia

Wed 30 November 05

Fiumi di parole

Sono quelli che si sprecano in riunioni come quella di oggi, che peraltro (fortunatamente) è andata un po' meglio del solito. Sono tanto più frustranti quando molti non sembrano ascoltare né tantomeno tentare di aggiustare le proprie idee personali rispetto a quello che dicono gli altri. Gli interventi, spesso disordinati, sembrano un modo per provare il piacere di ascoltare la propria voce, non esibiscono alcuna volontà di coordinarsi o di lavorare con quella logica che sa prendere spunto anche da un'opinione contraria per ridare forma alla propria.
E' una riflessione critica nei confronti di alcuni miei colleghi, ma si inserisce in un'auto-critica personale che sto facendomi - o meglio che costantemente mi faccio (present continuous vs simple present).
Perché proprio prima di andare alla riunione pensavo a come faccia fatica a mettermi in ascolto ma non tanto delle parole, più che altro del silenzio. Ho paura del silenzio. Come se dietro il silenzio si nascondesse quello che non vorrei sentire. E allora parlo, blatero, ricapitolo, rompo l'intensità pur di sentire (con le orecchie) qualcosa. E in quei momenti non sono meglio dei miei colleghi che cercano, attraverso i loro interventi, di ritrovare una sicurezza dove la vedono minacciata.
18:02:36 - Claudia - categoria: riflessioni  

Sat 26 November 05

In risposta - sull'aborto

Sul blog della scuola un collega ha postato un lungo articolo contro l'aborto che potete leggere a questo indirizzo http://www.istitutopessina.it/blog/index.php/archive/un-miliardo-di-morti. Ci ho pensato su tutta mattina e ho concepito questo commento che riporto qui perché ci tengo e anche perché ho fatto fatica a scriverlo.

Caro Ema, il tuo pensiero passa in maniera cristallina perché tale evidentemente è. Il mio è molto più annebbiato dal fatto che mi piace sempre guardare le faccende da punti di vista opposti e così non è facile esprimersi. Ma ci proverò.
Per prima cosa da laica agnostica di sinistra moderata cresciuta tra scuola cattolica, oratorio e famiglia non di sinistra continuo a pensare che le leggi di uno stato non dovrebbero essere l'espressione di una qualsivoglia corrente religiosa. Una morale ce la devono avere, per forza, ma mi illudo che debba essere una morale mediata tra opinioni e pensieri diversi ed essere una morale umana che si occupa delle persone, rispettando i loro spazi di libertà ma facendo sì che non invadano gli spazi di libertà degli altri.
E la questione dell'aborto è morale. Cifre e controcifre, prove e controprove scientifiche... ci saranno sempre persone che ritengono che abortire sia equivalente ad un omicidio ed altre no.
Tu equipari la 194 alle epurazioni razziali, alle armi di distruzione di massa, alle leggi cinesi, qualcuno parla pure di rupe tarpea.... Ma nessuno obbliga una donna ad abortire in Italia. Non esageriamo.
Se poi invece mi dici che l'aborto NON dovrebbe essere uno strumento di controllo delle nascite allora sono perfettamente d'accordo con te. Ci dovrebbe essere una corretta informazione, anzi no, un'EDUCAZIONE all'uso dei contraccettivi e, forse, anche al modo in cui si vive la propria sessualità. Ma molte delle iniziative in questo senso spesso sono frenate proprio da chi impone la propria morale religiosa come l'unica giusta e l'unica perseguibile per tutti, e ritiene che sia sbagliato avere rapporti prematrimoniali o fare uso di pillola o preservativo. (Scusa, ma mi continua a venire in mente la canzoncina dei Monty Python "Every sperm is sacred"...)
Da donna credo che decidere di abortire sia uno strazio per un'altissima percentuale delle persone che lo fanno. Ben vengano dunque azioni di aiuto alla vita che permettano di scegliere davvero, così che non si debba abortire perché vittime della disperazione ma nemmeno si sia costrette a non farlo perché giudicate immonde omicide.
Il problema è che è molto più semplice additare, stigmatizzare, giudicare, proibire che aiutare praticamente e moralmente o prevenire. Per fare un esempio molto terra a terra, è più comodo fare leggi proibizioniste che cercare di capire perché ed aiutare chi cade vittima di dipendenze.
Tu lanci cifre da capogiro e io rilancio: chi, dove e come si sarebbe preso cura di quel miliardo di persone mai nate?
Io, pur non avendo in simpatia l'aborto, continuo a pensare che sia molto più importante occuparsi di quei bambini che al mondo ci sono già. Secondo me anche solo 90 bambini che muoiono di fame sono più uno scandalo di 90 milioni di embrioni congelati.
Sono con Chomsky quando, commentando il fracasso mediatico intorno al caso di Terry Schiavio, diceva che meglio sarebbe stato fare in modo che i bambini iracheni non arrivassero ad avere lo stesso tipo di danni cerebrali dovuti alla malnutrizione che accapigliarsi sul caso di una persona per cui nulla più si poteva fare.
Che ognuno faccia il suo mestiere. E' giusto che preti, imam, rabbini, pastori insegnino quelle che sono i dogmi delle loro religioni. Se uno è cattolico non avrà rapporti prematrimoniali, non userà contraccettivi, non divorzierà e non abortirà (ma che si ricordi anche di porgere l'altra guancia perdonando al prossimo suo...).
Con grande affetto un grazie per avermi permesso di scrivere, seppur confusamente, qualcosa che mi sta molto a cuore.
15:29:24 - Claudia - categoria: riflessioni  

Fri 25 November 05

Odi et Amo

Nevica. Odio la neve. Amo la neve.
Amo la neve che imbianca, copre, abbelisce, incanta. Odio la neve che impedisce, divide, allontana.

Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior. (Catullo, I sec. a.C.)

Cercavo un titolo per questo post ho ritrovato questo carme. Oltre 2000 anni, un soffio.
14:49:22 - Claudia - categoria: riflessioni  

Mon 21 November 05

Occhi

Strano organo, la vista.
Giovedì, mentre da vicino vicino vicino osservavo chi mi stava per baciare, pensavo a quanto diverso sia l'aspetto di una persona vista da pochi centimetri; un effetto quasi straniante. Gli occhi, il naso, il sorriso, la linea del viso, la barba non si fondono allo stesso modo di quanto fanno da un metro di distanza; sembrano quelli di qualcun altro, o meglio, sembrano quelli di qualcuno che non si conosce, o del protagonista di un film non visto. Per fortuna che vengono in soccorso gli altri sensi, quelli che rendono una persona stereo; e così la percezione dell'odore, della morbidezza del collo, del ruvidino delle parti rasate, dei capelli conferma che sì, è la stessa persona che poco prima stava cenando con te.
Ma non è l'unica occasione in cui la vista mi fa strani effetti in questo periodo. Da una parte continuo ad avere una capacità ridottissima di descrizione dei dettagli di una persona o di una scena vista 100 volte, che mi ha sempre portato a credere di avere uno strano rapporto occhi-cervello e che temo sia alla base della mia incapacità di disegnare. Dall'altra parte più che mai vedo "fotografie" dappertutto. Mi colpiscono le linee e i colori, i contrasti che gli oggetti più semplici creano rispetto al proprio sfondo o agli oggetti che li circondano. Mi devo fermare a guardare, anche se per pochi secondi. Mi sembra di avere maggiore tridimensionalità nello sguardo. Mi piacerebbe poter essere un fotografo di professione.
E stamattina ho avuto la notizia dall'oculista che devo portare gli occhiali sempre sempre sempre per almeno due mesi. Vediamo se cambia qualcosa.
13:40:56 - Claudia - categoria: riflessioni  

Mon 14 November 05

Bel tempo

Con questo post non vorrei fare l'ennesima apologia dell'autunno. Però è in una giornata di autunno che ho capito che anche il concetto di "bel tempo" - pur ampiamente condiviso - può diventare relativo!
Oggi pomeriggio sono uscita di casa per avviarmi a piedi a casa di mia mamma dove sabato avevo "dimenticato" la macchina. Le nuvole erano quasi attaccate a terra e gli alberi brillavano di gocce. Ho pensato (senza ironia) "Ah! Che bel tempo!" . Una giornata così è per certi versi più suggestiva di un'abbagliante giornata di sole, mi suggerisce più pensieri, più ricordi, più legami.
Ed è così che passando davanti al n?45 di via Rienza ho ripensato a quando, 22 anni fa, facevamo quella strada per andare a trovare Fubiani. Stessi profumi, stessa aria, stessa luce (stessa attenzione alle macchine che sfrecciano accanto). Non era importante solo la meta, dove ci animavamo in conversazioni sagaci con un prof. dal carattere a volte discutibile ma indiscutibilmente fondamentale per la nostra formazione; era importante anche il percorso, un po' come per tutte le cose migliori della vita. In alcuni tratti di strada risento stralci di discorsi ... alcuni perfino censurabili... Era il momento in cui scoprivamo un po' tutto: l'arte, la letteratura, la filosofia... sì sì ok ... e il sesso e i rapporti tra di noi e con i ragazzi. Di tutto volevamo parlare, tutto tentavamo di collegare. Ed andare da Giorgio il venerdì pomeriggio a bere il thé o a mangiare brigidini e vin santo era un'occasione di farlo. Ecco forse perché anche la Chri quando parlo della via Rienza si emoziona!
16:55:44 - Claudia - categoria: riflessioni  

Fri 11 November 05

Il vecchio e il nuovo

Il mio nuovo amore mi ha un po' distolto dal vecchio in questi giorni... del resto quando una storia nuova deve partire bisogna dedicarle del tempo! E' così che ho trascurato un po' il blog personale per dedicarmi anima e corpo a quello della scuola che davvero mi entusiasma.
Ma non dimentico questo spazio; almeno in questo caso il triangolo è lecito: io e i miei due blog!
Oggi sono scesa a Como a piedi per comprare il regalo al Federico (neoseienne) e portarglielo. E a me piace proprio calare in città a piedi, mi piace pure prendere il bus al ritorno! C'è un qualcosa nella via Rienza ...
Nella mia testa si avvicendano momenti di passione per il nuovo che avanza (di cui il blog è un esempio) e per il vecchio che resta. Oltre ai soliti paesaggi semi-campagnoli, semi-archeologico-industriali e semi-urbani di questa zona (che già mi trasportano) oggi è bastato guardare a lungo nel negozio di ciclista di un mio compagno delle medie per farmi pensare, anzi sentire. Sento che mi aggraderebbe un lavoro in una bottega dalle luci soffuse dove ci sono cose da sistemare o oggetti da vendere. Ne esce un'atmosfera di calore, nonostante la fatica degli orari e del lavoro. Gli ambienti mi parlano ed è per questo che è essenziale per me vivere e lavorare in luoghi accoglienti, profondi. Il luogo nuovo per me diventa intimo se sento che ha un'anima, anche se talvolta ci vuole un po' a coglierla. Non sempre mi accorgo di questo, sopraffatta magari dagli impegni o dalle sgradevolezze, ma certe volte anche quando vado a scuola mi viene da sorridere per la rotondità che vi percepisco.
18:43:51 - Claudia - categoria: riflessioni  

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