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    <title>Il weblog di Claudia</title>
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      <title>Il weblog di Claudia</title>
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 <title><![CDATA[Nost gent]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=741</link>
<description><![CDATA[Rompo questo silenzio quasi annuale con una nota che pubblicherò anche su Facebook. "Di là" è più facile avere riscontro, ma mi dispiace abbandonare completamente questo blog... più di quanto non abbia già fatto, that is. Per ora terrò il piede in due scarpe.<br />
<br />
Un'altra raccapricciante vicenda di cronaca fa assomigliare sempre di più Como al Midsomer, peccato che la location, tra muri e buche, non sia così idillica e non ci sia il tasto off per spegnere alla fine dell'episodio.<br />
I protagonisti questa volta porta(va)no cognomi che, se esistesse una pura razza lombarda, come puri lombardi li definirebbero. Quelli che fan e g'han i dané, quelli che conoscono tutti, quelli che non hai paura ad incrociare la sera, i nost gent. Uno è finito sparato alla schiena e con la testa mozzata e cotta in forno, l'altro piange in prigione. E si scatenano giornalisti, psicologi e sociologi veri e presunti, amici veri e virtuali, si aprono gruppi su facebook, tutti affannati a trovare spiegazioni più o meno circostanziate, tanti ad esprimere solidarietà e amicizia fino a santificare l'uno e l'altro. Comprensibile. E' un modo di tenere a bada il senso di raccapriccio, incredulità e spaesamento che suscitano vicende del genere. E' un modo di continuare a vivere senza dover abbandonare qualsiasi certezza.<br />
Ma se l'assassino fosse stato un cinese, un rumeno, un tunisino? La vicenda avrebbe per più giorni occupato le pagine dei giornali nazionali, non solo di quello locale. Si sarebbero levate grida contro la mancanza di sicurezza, contro la barbarie di importazione, e, per estensione, contro tutti gli immigrati. Si sarebbero scomodati politici, uomini di spettacolo e genetisti fai-da-te. Figuriamoci poi se il "clan" del colpevole avesse tentato di stargli vicino a prescindere dall'orrore del gesto. "Stava male". "Era disperato". Parole che tentano di spiegare da una parte; parole che condannano dall'altra. <br />
Gli atti orrendi che vengono dal degrado, dalle vite da topi, dalla disperazione vera estendono la loro condannabilità ai parenti veri e presunti di chi li ha commessi, mentre quelli che vengono dall'angoscia di chi ha avuto tutto e se lo vede portar via sono da condannare sì ma anche da commiserare. <br />
E' giusto?]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=741</comments>
 <pubDate>Sun, 7 Feb 2010 20:36:27 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Architetture]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=736</link>
<description><![CDATA[Coerentemente con la mia insanabile curiosità di capire come funziona qualsiasi cosa, da un po' di tempo sto cercando di afferrare anche come funziono io, in particolar modo per ciò che mi stimola e per ciò che mi fa apprendere. <br />
Per strano che sia, il libro che mi sono messa a leggere sabato - interrompendo addirittura la lettura dell'ultimo romanzo di Lodge (che adoro) - mi ha dato un paio di spunti notevoli. <br />
Si tratta de <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.apogeonline.com%2Flibri%2F9788850328475%2Fscheda&amp;ei=e57HSb_pFM6IsAbqwsXpCw&amp;usg=AFQjCNF_gqA04s6vi2YXYYbhP04mNIhYaA&amp;sig2=GdqyK22mkpq_jnV_q2qbUg">L'Umanista Informatico</a> di Fabio Brivio (il cui blog è peraltro linkato qui a fianco). Il libro è rivolto a chi, pur non essendo specialista del web o di informatica, vuole saperne a sufficienza per poter capire alcune potenzialità dei linguaggi su cui il web è costruito - xml, html, css, sql, php... - in modo da poterli eventualmente utilizzare come veicolo efficace di contenuti - che è quello che dovrebbe poi davvero interessare ad un "umanista". Io, che proprio non ho il tempo o la forza di affondarmi nei manuali di php o mysql (capendoci un decimo e ritenendone un centesimo) o di rileggere il malloppo sui css, mi sto invece letteralmente bevendo questo. <br />
Utile e affascinante dunque, ma cosa c'entra col come funziona il mio cervello?<br />
Be' ieri, mentre V come al solito dormiva (del resto non è colpa sua se talvolta alla domenica mi sveglio presto in preda alla voglia di leggere), mi veniva voglia di urlare "Ah! Bellooooo! Ho capito, ho capito!!!" . Leggevo di com'è strutturato l'xml, qualcosa di cui già in parte sapevo, non essendo dissimile dal'html, e quando si è parlato di struttura ad albero ho avuto la mia "epifania". <br />
La mia mente funziona proprio come un albero. Io ho bisogno di seguire un discorso nella sua logica lineare, ho bisogno di partire da un saldo tronco ben piantato in ciò che conosco e poi di muovermi man mano di ramo in ramo prima di potere (se riesco) arrivare al rametto più fine e poi alle foglie. Difettando gravemente in memoria, ho bisogno di poter ricostruire il percorso e per capire lo devo prima di tutto poter tracciare. <br />
Come per un albero poi, la direzione che un ramo "figlio" prende non è univoca e non è sola, per questo mi affascina tutto ciò che è legame interdisciplinare, tutto ciò che è unione nella diversità, la simmetria dell'asimmetrico. <br />
Ma quello che alla fine mi ha fatto svegliare il povero V è stata l'idea che forse questa può essere una ragione del perché gli alberi mi hanno sempre affascinato così tanto nella loro forma. Quando andavo a scuola di disegno (in seconda media), l'unica cosa che ero in grado di riprodurre erano dei tronchi o anche solo dei rami spogli. V mi prende in giro perché nelle mie foto di paesaggio se è possibile ho sempre un ramoscello in primo piano... Che abbia trovato la spiegazione?]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=736</comments>
 <pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:06:19 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Strawbs]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=733</link>
<description><![CDATA[Giovedì scorso gran botta di vita. Sono andata a Milano prima a fare un paio di commissioni (leggasi spese) e poi a vedere il concerto degli Strawbs al Dal Verme, alle 18.30 . L'orario inconsueto ma apprezzabilissimo mi ha consentito di andare e tornare in treno e di arrivare a casa ad un'ora consona con l'orario da galline in cui generalmente vado a letto. Sono anche riuscita a vedere l'Alfredo dopo un sacco di anni, e questo ha aggiunto al piacere della musica. <br />
Il gruppo degli Strawbs si forma nell'ambito del folk-rock inglese della metà degli anni '60, sempre però sperimentando e mescolando vari generi, tra la ballate acustiche, schitarrate rock e organi prog, con passaggi tra il mistico e lo psichedelico.  Molto inglesi, molto anni '70, in effetti. E in effetti è alla fine degli anni '70 che si sciolgono, salvo ritrovarsi un paio di decenni dopo a riproporre in versione acustica o elettrica sia i vecchi brani che qualche canzone nuova ad un pubblico rimasto affezionato. <br />
Questa dei dinosauri che continuano a suonare potrebbe sembrare un'operazione commerciale; sicuramente per loro lo è anche (sempre meglio che lavorare :-D ), ma io sarò tonta eppure mi emoziono sempre. Lasciando da parte qualche imprecisione nella voce e negli assoli, si percepisce ancora una passione, e forse soprattutto un credere a quello che si fa e si DICE con la musica, che non paiono assopirsi sotto le rughe, gli occhiali e i capelli più o meno folti o bianchi, e che contribuiscono al mio entusiasmo quasi quanto la rispondenza della musica con i miei gusti. <br />
L'unica sofferenza del concerto è stata quella di non poter ballare con le braccia alzate modello <acronym title="Jesus CHrist Superstar">JCSS</acronym> e cantare a squarciagola, cosa che faccio nella solitudine della mia casetta. <br />
Sarà l'anima hippie che Ciccio ha così ben riconosciuto in me fin dalla foto di quando avevo 10 anni...<br />
]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=733</comments>
 <pubDate>Mon, 16 Feb 2009 17:01:44 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Fanca**ismi]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=731</link>
<description><![CDATA[Gli alunni che non fanno quello che dovrebbero fare mi fanno spesso innervosire, ma posso pure capire che alcuni di loro aspettino di iniziare a "vivere" (i.e lavorare) prima di applicarsi. Io non ero una studiosissima ma mi aiutavano la curiosità e l'entusiasmo, ed è forse più quando mancano quelli nei ragazzi che mi viene la tristezza.<br />
Ma quello che mi fa davvero incavolare sono alcuni colleghi. Fortunatamente non tutti e nemmeno la maggior parte se vogliamo. Però ci sono esempi di tale indecenza da farmi suonare brunettiana ! Colleghi che arrivano sistematicamente alle 8.20 a scuola, oppure si attardano tra un'ora e l'altra; altri che, oltre a questo, non si sognano di svolgere i programmi, telefonano in classe, valutano alla ca**o , ma nemmeno fanno finta di nascondersi... no no, presuntuosi e arroganti, attaccano prima di essere attaccati. <br />
L'altro giorno in consiglio di classe un tipico esempio ha minacciato di scrivere ai giornali per denunciare lo scandalo degli insegnanti che vogliono impedire agli alunni di uscire dalla scuola per fare le visite aziendali "che danno lustro alla scuola e preparano gli alunni alla vita". In realtà, fatti i conti tra stage(15 giorni), gita (5 giorni), giornata sulla neve (1 giorno) carnevale (2 giorni), uscite già programmate(3 o 4), orientamento (8 ore) e venutoci lo sconforto (la classe è all'ultimo anno e non è proprio quel che si dice né studiosa né autonoma), gli avevamo semplicemente chiesto di organizzare la sua visita (saltata fuori all'ultimo momento) possibilmente quando anche l'altra metà della classe (di altro indirizzo) era fuori. Lui si è messo a urlare che non potevamo certo dettare noi le condizioni, e che tanto lui quel giorno lì (il primo di rientro dopo Pasqua) non c'è (furbissimo eh?) ... Mi sono messa ad urlare anch'io, non ce l'ho fatta a trattenermi e se non fosse che c'erano fuori i rappresentanti e sono stata zittita, gli volevo dire che gliela scrivevo io una bella lettera ai giornali. Aggiungiamo che era arrivato al consiglio prima con 20 minuti di ritardo senza scusarsi, col telefono in mano e che quest'ultimo gli era squillato una o due volte. <br />
Che vomito. Se penso che questa persona porta a casa gli stessi soldi miei... ]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=731</comments>
 <pubDate>Fri, 6 Feb 2009 17:43:24 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Aggiornamenti]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=729</link>
<description><![CDATA[Finalmente sono riuscita a cambiare le impostazioni del blog in modo da far apparire non solo la data ma anche l'anno e il giorno della settimana; così è molto più chiaro. Be' meglio tardi (dopo 4 anni) che mai...]]></description>
 <category>help</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=729</comments>
 <pubDate>Mon, 26 Jan 2009 15:41:11 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[What a Carve Up! (La Famiglia Winshaw)]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=727</link>
<description><![CDATA[Tra l'altro ieri e ieri credo di avere letteralmente consumato le ultime 200 pagine delle quasi 500 di un ennesimo libro di Jonathan Coe, la cui opera sto leggendo in ordine sparso nel corso di questi ultimi anni. <br />
Ne ho già parlato in queste pagine e rischio quindi di ripetermi, ma questo scrittore è davvero entrato nell'olimpo dei miei preferiti, cioè degli autori per i quali vale la pena leggere. <br />
Per rispondere ad una questione posta tanto tempo fa in <a href="http://www.bonimba.splinder.com/post/5698386/Grimaldelli.">altro blog</a>, io leggo spesso per imparare e per sorprendermi di ciò che imparo; oppure leggo perché trovo divertente seguire una storia, immedesimarmi nei personaggi, emozionarmi; e leggo anche perché talvolta mi fa capire come vivo il mondo senza doverne scrivere io stessa. <br />
Con Coe mi capita un po' tutto. Questo romanzo in particolare inizia come una specie di biografia di persone apparentemente scollegate tra loro; mentre i fili si tessono tra di loro sempre più strettamente compare la satira socio-politica, caustica e ancora attualissima nonostante i quasi 15 anni del libro e i quasi 20 della storia (tanto che quando descrive Bush Sr mi si sovrapponevano le immagini del figlio); verso la fine la storia di trasforma in thriller; e il finale è tragico benché paradossale. La tecnica narrativa è varia, come sempre; il tono oscilla tra commedia, tragedia e parodia.<br />
Io mi sono ritrovata ieri mattina alle 8 del mattino (mentre V, ignaro, dormiva) a piangere come un vitello per la morte di uno dei personaggi per colpa di un fallato sistema sanitario nazionale. Credo in parte di avere sfogato quello che non ero riuscita a fare alla notizia di un'altra morte di amico (Rob, il mixerista dei Fairport, 50 anni, una persona speciale); in parte ho pianto per l'ennesima presa di coscienza dello schifo e delle ingiustizie che ci circondano. <br />
In realtà questo è solo un esempio del viaggio che leggere questo libro è stato. Se non fossi d'accordo anche con Hornby quando dice che è davvero difficile dare consigli agli altri su cosa leggere e che bisogna diffidare della parola "imperdibile", direi che questo lo è davvero imperdibile...]]></description>
 <category>spunti</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=727</comments>
 <pubDate>Mon, 26 Jan 2009 15:28:25 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Buon inizio...]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=725</link>
<description><![CDATA[... forse, speriamo. <br />
Ha ragione PPP nel suo commento; io ero in treno quando ho avuto la notizia di AngeloG, morto improvvisamente nella notte di Natale, e anche a me si è spento il sorriso. La mini-vacanza ad Alassio è stata quello che voleva essere e anche di più, ma mi venivano continuamente in mente non solo il dolore e la disperazione di chi perde un marito e un papà (e oltretutto al soli tre anni) ma anche il fatto di perderlo nella notte di Natale, quando l'unica emozione dovrebbe essere l'aspettativa della giornata che viene. A volte il destino è davvero beffardo, specie quando si accanisce su chi già aveva dato. <br />
Il pensiero è per chi resta ma anche per chi è andato e che mi mancherà. E' vero, forse non la persona che vedevo più spesso, ma una persona che c'era; un punto di riferimento in libreria, una sferzata di ironia, un burbero affettuoso. <br />
Non mi viene di dire che si deve godere di ogni istante o pensare che ciascun momento possa essere l'ultimo; sarebbe una disperazione continua. E' nell'ordine delle cose fare programmi, pensare al domani. Ma essere grati per quello e per chi si ha, quello sì, si può fare. Un pensiero alla fine di ogni giornata. Ci voglio provare. <br />
]]></description>
 <category>persone</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=725</comments>
 <pubDate>Thu, 1 Jan 2009 11:21:15 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Auguri]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=723</link>
<description><![CDATA[A chiunque passi di qui, un caro augurio di buon Natale, di una riposante fine d'anno e di un sereno inizio!]]></description>
 <category>diario</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=723</comments>
 <pubDate>Thu, 25 Dec 2008 18:33:28 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Pant pant]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=721</link>
<description><![CDATA[Ok, finito. No, non la scuola, non ancora, ma il lungo periodo che mi ha lasciato ko fisicamente e mentalmente. Oggi ho fatto l'ultimo scrutinio del trimestre ed è un vero sollievo dopo il correre dietro ai minuti per fare tutto, in particolare per gestire tutta quella carta, da quella delle tante verifiche a quella delle scartoffie pre- e post-scrutinio. Ieri, ciliegina sulla torta (che mi sono andata a cercare eh!), decisami ad andare a Milano nel pomeriggio per fare due commissioni, ci ho messo "solo" due ore e 5 ad arrivare... il treno si è rotto a Portichetto ed è arrivato con oltre un'ora di ritardo; alla sera ero così stanca che alle 10 dormivo. <br />
Tra le buone notizie anche il fatto che da due giorni ho finalmente un'adsl tutta mia. Ho dovuto chiudere la vecchia linea e chiederne una nuova, con nuovo numero, ma questo ha comunque dei lati positivi: quelli a cui lo darò saranno ben selezionati! Ed è anche uscito un po' di sole (anche se la notizia dell'adsl poteva far pensare ad un'altra nevicata imminente). E via. Stasera ancora a letto presto però!]]></description>
 <category>diario</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=721</comments>
 <pubDate>Thu, 18 Dec 2008 20:04:21 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[La scuola che vorrei]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=719</link>
<description><![CDATA[La scuola che vorrei è una dove le discipline non hanno dei confini così netti come quelli che sono stati tracciati dai programmi e che molti docenti scavano ogni giorno sempre più profondi. Lo so che nessuno può essere tuttologo (pur avendone l'ambizione) -  i Leonardo da Vinci non esistono più. So anche che per ciascuna disciplina non basta il tempo di una vita per approfondire tutto ciò che di essa si può imparare. <br />
Ma che bello sarebbe lo stesso se ognuno di noi facesse uno sforzo per capire come agganciarsi a qualcun altro in alcuni momenti del suo insegnare. <br />
In questi mesi in cui ho imparato pochissimi rudimenti di chimica mi sembra di aver colto come riflettere su una lingua possa aiutare ad apprendere la chimica e la chimica ad apprendere una lingua. Sto leggendo il Teorema del Pappagallo e, pur avendone letto meno di un quarto, mi sembra di capire che l'idea è quella di togliere la matematica dall'astrazione che tanti odiano per calarla nella sua prima funzione, quella di spiegare la realtà. <br />
Il fine più importante di ciascuna disciplina scolastica non dovrebbe essere quello di provare a far capire il mondo agli alunni mentre cerchiamo noi stessi di venirne a capo? Certo, mille sono le sfaccettature e i punti di vista da cui si può guardare, e ognuno trova il suo punto di osservazione privilegiato, ma se ogni tanto, non dico sempre, provassimo a fare un passetto più in là?<br />
]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=719</comments>
 <pubDate>Mon, 15 Dec 2008 19:14:15 +0100</pubDate>
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