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    <title>Il weblog di Claudia</title>
    <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/</link>
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    <category>Weblog</category>
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      <title>Il weblog di Claudia</title>
      <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/</link>
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 <title><![CDATA[Elaborate metafore]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=756</link>
<description><![CDATA[Da una nota pubblicata anche su FB.<br />
Ieri ho capito di avere imparato a tarare le verifiche in modo da costringere i lazzaroni ma moderatamente capaci di miei alunni (di una classe in particolare ma potrebbe valere per tutte) a mostrare quello che veramente sono in grado di fare a seconda di COME e QUANTO hanno studiato. Verifica impegnativa e lunga ma tutt'altro che impossibile (voto massimo 10), comunque costruita su vocaboli e strutture fatti e ripassati, su tipologie di esercizi fatti, su qualche frase da tradurre tratta da molte di pi&ugrave; fatte a casa e corrette in classe pochi giorni prima...  Ne &egrave; uscita una classe spaccata in due: di 18 alunni  sette hanno avuto tra il 7 e l'8 1/2 , due uno schifidino 6-, uno un bel 5 e otto, e ripeto OTTO, tra il 3 e il 4. <br />
Avrei potuto entrare in classe e fare tutta la correzione oltre al solito pistolotto consistente in "dovete studiare, dovete fare i compiti, dovete stare attenti, non potete parlare in inglese come se l'unica cosa a cui serve fosse soddisfare le vostre esigenze primarie (mangiare, bere, fare pip&igrave;)." Avrei potuto. E invece ho deciso per l'approccio metaforico. <br />
Ne ho presi 4  solo perch&eacute; so che hanno delle passioni e le coltivano e non perch&eacute; fossero necessariamente andati male.<br />
A suona la chitarra; gli ho chiesto se, suppondendo di avere scoperto da poco di essere molto portato per la musica ma sapendo fare giusto il giro di do, e ricevendo inaspettatamente un ingaggio per un concerto importante tra un anno, aspetterebbe la settimana prima del concerto a farsi dare il programma e a fare le prove.<br />
B fa canottaggio; gli ho chiesto se, essendo oltre un mese che non pu&ograve; allenarsi e avendo una gara domani, gli porterebbe vantaggio allenarsi oggi dalle 7 del mattino alle 10 di sera.<br />
C gioca a pallanuoto; gli ho chiesto se, avendo una struttura muscolo-scheletrica adatta agli sport acquatici, facendo 20 vasche in piscina ogni giorno e avendo visto un paio di partite di pallanuoto in TV pensando che &egrave; un bello sport ma non sapendone assolutamente (se non per intuito) le regole o i trucchi, sarebbe in grado di giocare se fosse buttato in piscina durante una partita importante.<br />
D &egrave; un precisino nel vestire a cui piace mettersi in mostra. Gli ho chiesto come si sentirebbe se, mangiando la pasta al sugo, si schizzasse di pomodoro la camicia in pi&ugrave; punti e come pensa che lo giudicherebbero gli altri.<br />
Ho ricevuto risposte un po' bofonchianti ma fondamentalmente in linea con quello che pensavo. <br />
E allora, ho chiesto a tutti, perch&eacute; pensano di poter apprendere con una studiatona di 8 ore il giorno prima di una verifica quello che non hanno imparato e fatto sedimentare in settimane di studio regolare; perch&eacute; pensano che solo perch&eacute; "sono portati" o hanno intuito o hanno fatto qualche esperienza si possono permettere di non stare attenti alle spiegazioni dell'insegnante o di non fare gli esercizi o di leggersi qualche regola qualche volta; perch&eacute; continuano a pensare che una grafia illeggibile e un'ortografia approssimativa "non facciano nulla" cio&egrave; non facciano pensare a chi legge o corregge che quello che ha scritto &egrave; quantomeno uno sciattone?<br />
E poi ho anche chiesto quanta importanza ha un bravo allenatore o un bravo maestro di musica se chi si allena o studia non ci mette un po' del suo. <br />
Infine, anche se non con cotante parole, gli ho cercato di far capire che non c'&egrave; un gettone di presenza (leggi un 6) che viene dato solo per il fatto di essere a scuola (per quello eventualmente dovr&ograve; ricordare loro di farsi eleggere al parlamento italiano).<br />
Mi sono solo dimenticata di dire (ma lo far&ograve;) che i doni che hanno (i muscoli, il cervello, l'orecchio musicale, la mano per disegnare...) non glieli toglie nessuno, che purtroppo ci sono tanti che, non avendone qualcuno, anche sforzandosi tantissimo e sistematicamente non riusciranno mai a vincere una gara, a dipingere un bel quadro, a fare un concerto o a prendere pi&ugrave; della sufficienza, ma che l'importante &egrave; fare del proprio meglio quando lo si deve fare e cercare la propria strada in modo da non torturarsi facendo per tutta la vita quello per cui non si &egrave; portati.<br />
Servir&agrave;? Non so. Probabilmente nell'immediato no. Non sono nata ieri e non &egrave; da poco che insegno. Per&ograve; spero che magari, mentre fanno la studiatona o dicono "chissene" mentre scrivono pi&ugrave; o meno bene una parola, una volta o l'altra ci pensino.]]></description>
 <category>spunti</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=756</comments>
 <pubDate>Thu, 31 Mar 2011 18:38:35 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Ode to Chumbawamba]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=755</link>
<description><![CDATA[Il riciclaggio &egrave; uno sport che mi piace... E cos&igrave; lo metto in pratica di nuovo pubblicando anche qui una cosa che ho scritto per la message board di Jonathan Coe. La traduzione &egrave; in fondo.<br />
<br />
There's a band that makes me think of Jonathan's books even though it is not the type of music that I think he'd listen to. It's Chumbawamba. <br />
To put it very simply, they're an anarchist band from Leeds who became famous a few years ago with the enjoyable, but certainly not their best effort, Tubthumping, and then cut down on the line-up and went back into chart oblivion to produce some real masterpieces. <br />
The reason why my mind connects their work to Jonathan is because both have the same effect on me: they entertain me and move me, they make me laugh and cry, they make me dance and think. <br />
Chumbawamba's songs sound simpler than they really are: their catchy folksy melodies are the background to stories of social injustice and of political engagement but also to tales of everyday lives, where tragedy is challenged by comedy, where disgust and complaint for certain situations is often counterbalanced by an innate optimism. Even musically they are never banal; in spite of the usually comparatively simple chord sequences, they create wonderful harmonies with their voices (with many a cappella songs) and encompass many musical genres often with just the help of two guitars, an accordion and a trumpet or a recorder. There's so much more than meets the eye. <br />
I also thought of them the last time I heard Jonathan speak about M. Thatcher... I nearly suggested he booked their In Memoriam EP, which will get to the buyers on the morning of the glorious day she dies. I heard a preview when I saw them live...<br />
I felt the urge to write this after I was nearly moved to tears this morning. I was walking to school with Chumbawamba on my ipod and I saw two ducks having a bath in a city stream with the early morning sun in the background. It was like reading some of Jonathan's pages, a short-circuit of emotions.<br />
If you want to see something on youtube, I love this one in spite of its live imperfections (it's from when I saw them in Milan) http://www.youtube.com/watch?v=axr8fW4omG8, though this is more appropriate to things that are being said in Italy these days http://www.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DmO ... -E&h=410e6<br />
<br />
C'&egrave; una band che mi fa pensare a Jonathan Coe anche se non credo che sarebbe un genere che ascolterebbe. Sono i Chumbawamba.<br />
Per farla semplice &egrave; una band di anarchici con base a Leeds; sono diventati famosi qualche anno fa con la divertente, ma non certo loro miglior sforzo, Tubthumping, per poi tagliare sull'organico e tornare all'oblio delle classifiche prima di produrre alcuni capolavori.<br />
La ragione per la quale la mia mente connette il loro lavoro con quello di Jonathan &egrave; che entrambi hanno lo stesso effetto su di me: mi divertono ed emozionano, mi fanno piangere e ridere, mi fanno ballare e pensare.<br />
I Chumbawamba sono pi&ugrave; di quello che sembrano ad un primo ascolto: le loro melodie folksy ed accattivanti fanno da sfondo a storie di ingiustizia ed impegno politico ma anche a storie di vite di tutti i giorni, dove la commedia sfida la tragedia e dove il disgusto e la denuncia di talune situazioni sono controbilanciati da un innato ottimismo. Anche muscialmente non sono mai banali; nonostante le loro sequenze di accordi relativamente semplici, riescono a creare bellissime armonie con le voci (con molte canzoni a cappella) e coprono diversi generi spesso con l'aiuto solo di due chitarre, una fisarmonica e una tromba o un flauto dolce. C'&egrave; cos&igrave; tanto di pi&ugrave; di quel che sembra.<br />
Ho pensato a loro anche l'ultima volta che ho sentito Jonathan parlare della Thatcher... Gli ho quasi suggerito di prenotare l'EP IN Memoriam che arriver&agrave; nella cassetta dei suoi acquirenti la gloriosa mattina della morte dell'ex primo ministro... Io ne ho sentito un assaggio al concerto dello scorso anno.<br />
Ho sentito il bisogno di scrivere questo stamane, quasi mossa alla lacrime. Stavo andando a scuola a piedi con i Chumbawamba sull'ipod quando ho visto due papere che facevano il bagno in un torrente di citt&agrave; con il sole del primo mattino alle spalle. E' stato come leggere alcune pagine di Jonathan, un corto circuito di emozioni. <br />
Se volete vedere qualche esempio su youtube, questa mi piace moltissimo nonostante le stonate dal vivo (dal concerto di Milano che ho visto) http://www.youtube.com/watch?v=axr8fW4omG8, anche se questa &egrave; pi&ugrave; appropriata per alcune delle cose che si dicono in questi giorni in Italia http://www.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DmO ... -E&h=410e6<br />
]]></description>
 <category>spunti</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=755</comments>
 <pubDate>Wed, 3 Nov 2010 19:24:43 +0100</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Grandi piccolezze]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=752</link>
<description><![CDATA[Il solito S.R. colpisce ancora. Sulla Provincia di stamane l'ennesima lettera; la lamentela oggi era sulla mancata introduzione dei pedaggi su autostrade e tangenziali del sud, cosa che, secondo un ragionamento abbastanza contorto (e disgustosamente colorito), sarebbe sintomo di razzismo nei confronti degli abitanti del nord che invece li pagano. Si vede che non ha altro a cui pensare. <br />
Lungi da me entrare nel merito della faccenda; sull'iniquit&agrave; del caso potrebbe anche avere ragione. Ma le lettere di S.R. mi causano un particolare ribrezzo, non riesco a tollerarle. Certe persone andrebbero vestite a forza nei panni di quelli che tanto disprezzano per provare a vedere se &egrave; davvero tutto cos&igrave; bianco o ne(g)ro...<br />
Ci pensavo gi&agrave; prima di leggere il giornale a dire il vero. Ieri sono rientrata a scuola e ho trovato due alunni stranieri nuovi. Uno &egrave; in prima, viene dal Ghana e pare sempre sorridente; &egrave; qui da pochi mesi ma riesce a dire qualche parola in italiano ed era gi&agrave; coi nuovi compagni all'intervallo. Pare anche che sia stato contento quando la prof. di chimica gli ha dato delle fotocopie in inglese sulle basi della propria materia che, per caso, mi trovavo ad avere in cartella io. L'altro &egrave; in seconda anche se ha 16 o 17 anni, viene dalla Sri Lanka ed &egrave; appena arrivato. Ho potuto scambiare solo poche parole con lui ma ieri l'ho visto guardarmi con gli occhi sgranati e increduli  mentre cercavo di far parlare a spizzichi e bocconi alcuni suoi compagni sulle letture date per l'estate; oggi invece nell'intervallo si aggirava fuori dalla presidenza (con grande disperazione di una bidella che non riusciva ad intendersi); era preoccupato di non essere stato avvisato sull'inizio dei corsi di italiano (di cui non sa un parola). L'ho rassicurato spiegandogli che i corsi non sono ancora iniziati, e che comunque nelle mie ore potr&agrave; portarsi del lavoro da fare in italiano (quando ne avr&agrave;) e la mia valutazione nei suoi confronti sar&agrave; personalizzata. Sempre durante l'intervallo, ho intravisto un ragazzo orientale seduto su una panchina in corridoio, da solo, con lo sguardo fisso davanti a s&eacute;. E in quei panni per un poco mi ci sono messa.<br />
Ma io, che ho vergogna a chiedere un'indicazione stradale in Italia, come mi sentirei se ad un certo punto mi trovassi proiettata in un paese all'altro capo del mondo, dove parlano una lingua che non capisco, in una scuola che funziona in maniera totalmente diversa da quella a cui ero abituata, con materie che non conosco o che mi paiono insegnate ad un livello infimo rispetto a quello che mi parrebbe adatto a me (per esempio matematica), con tanti compagni che mi paiono un po' bambini, con qualche persona che cerca di aiutarmi ma alla fine ha la sua vita e i suoi problemi, e con molto altri che se va bene mi ignorano e se va male mi vedono come un fastidio o, peggio, con ostilit&agrave;? Io che non ci volevo mica venire qui. Io che sento la mancanza dei miei profumi, dei miei cibi, di quello che so che trovo andando a casa...<br />
Chiss&agrave; se S.R. ci pensa mai. <br />
Eh, non voglio farla facile. Non voglio dire che la nostalgia si cancelli coi sorrisi e la comprensione, n&eacute; che la piena integrazione di chiunque arrivi sia realizzabile a prescindere, cio&egrave; che bastino organizzazione e umanit&agrave;. Ma aiuterebbe.  <br />
Intanto oggi, mentre tornavo a casa a piedi con Harper Simon e poi i Love nell'orecchio, col profumo dei fichi e dell'olea fragrans nel naso e senza l'assillo dei 57 quaderni da correggere (finiti!) mi sono sentita fortunata come una regina. ]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=752</comments>
 <pubDate>Wed, 22 Sep 2010 16:53:19 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Obbligo d'istruzione]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=750</link>
<description><![CDATA[Domani, nell'ambito del "progetto accoglienza", devo andare in una delle mie prime ad illustrare "l'obbligo di istruzione a 16 anni". Sorvoler&ograve; sul fatto che, nel secondo giorno di scuola, andare  da dei quattordicenni un po' spaesati a raccontare delle "otto competenze chiave di cittadinanza" e dei "quattro assi culturali" mi pare quanto meno noioso se non perfettamente inutile. E vado al punto.  <br />
Facendo una ricerca per ovviare alla mia inescusabile ignoranza in materia, ho scoperto che con i vari interventi legislativi dal '99 ad oggi, coi quali si &egrave; esteso l'obbligo di formazione a 18 anni e di istruzione a 16 anni, non si &egrave; pensato di introdurre specifiche sanzioni per chi l'obbligo non lo fa rispettare. La Cassazione nel 2008 ha respinto un ricorso contro l'assoluzione di genitori che non avevano fatto assolvere l'obbligo ai figli minori di 18 anni, spiegando come l'ultima esplicita estensione dell'articolo 731 del codice penale (<strong>classe 1930</strong>, che prevede sanzioni per il non rispetto dell'obbligo di istruzione elementare) risalisse al 1962, quando fu prolungato l'obbligo alla terza media; l'ammenda di ben 30 euro &egrave; quindi comminabile solo finch&eacute; i figli assenteisti non abbiano compiuto 15 anni.<br />
Ora, non credo che si combatta l'evasione scolastica a colpi di multe, n&eacute; credo che il fatto di prevedere una sanzione pi&ugrave; corposa ed estesa a coprire i nuovi limiti di obbligo possa in alcun modo riempire le voragini che si sono formate tra quelli che sono i proclami ministeriali e quello che la scuola riesce davvero ad offrire e certificare. Mi chiedo per&ograve; quale significato devo attribuire al sostantivo "obbligo". Spero tanto che non me lo chiedano domani. ]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=750</comments>
 <pubDate>Mon, 13 Sep 2010 16:08:39 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Della moda]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=748</link>
<description><![CDATA[Sono nata in Italia e come mi vesto mi interessa. Mi interessa indossare capi che mi piacciono, adatti all'occasione e che mi pare mi stiano bene. Non sempre sono convinta al 100% di quello che metto, spesso me ne stanco, talvolta osservo gli altri per prendere spunto, non infrequentemente ho l'impressione di non avere quello che vorrei. Quindi non ne voglio fare una questione di "chissenefrega, datemi uno straccio e me lo metto, basta che mi ripari". E anche il mio occhio si &egrave; a pi&ugrave; riprese abituato ad alcuni canoni... Mi ricordo di quando, nel 1980, indossai un mini kilt londinese comprato nel 1970 da mia madre e, in un momento in cui la gonna era sempre e solo sotto il ginocchio, esclamai "che schifo le ginocchia scoperte!", salvo ricredermi nel giro di un paio di anni. Anch'io sono in qualche modo schiava dell'apparire.<br />
Ma ci sono un sacco di cose che proprio non capisco e non capir&ograve; mai. <br />
Un conto &egrave; riadattarsi a vedere l'orlo del pantalone che sale sopra o scende sotto la caviglia; idem per la lunghezza delle gonne, l'altezza della vita, la larghezza dei maglioni. Da questo punto di vista oggi forse c'&egrave; un po' di tutto, o quantomeno c'&egrave; pi&ugrave; variet&agrave; rispetto agli anni '80, quindi forse pi&ugrave; libert&agrave;. <br />
Un altro conto &egrave; accettare acriticamente cose palesemente orrende, scomode e spesso costose in nome delle nuove mode. <br />
Partiamo dalle assurdit&agrave;; prendiamo per esempio i pantaloni da donna col cavallo al ginocchio: sembrano nascondere un pannolone e credo rendano impossibile un incedere normale, per non parlare del correre (attenzione se dovete prendere un autobus); fanno il paio coi pantaloni da ragazzo portati con la "vita" a met&agrave; fianco e tendente a scendere anche oltre, il cavallo a met&agrave; coscia e le mutande in mostra...  <br />
Restando sul tema del "metter in mostra ci&ograve; che si farebbe meglio a tenere nascosto" (citazione personale dal mio prof di latino), stamane guardavo un servizio di moda dove "il tubino a bustier con scollo a cuore" non nasconde "un top nero che esce dal d&eacute;collet&eacute;" ... Oppure "l'abitino a sottoveste con scollo quadrato" che ancora una volta NON nasconde una sottoveste nera con le spalline  e scollo di altra forma e le coppe a reggiseno... ma perch&eacute; devo mettere in mostra la mia biancheria intima???? Sta male, santo cielo, sembra che ci sia alzate e vestite senza guardarsi allo specchio.<br />
E che dire dei jeans nuovi strappati ad arte, di cui &egrave; regina madame Beckham (ma non era "posh" una volta?); ma perch&eacute; devo spendere (anche tanto) per una cosa gi&agrave; rovinata? Idem per gli stivali di camoscio gi&agrave; lisi in punta o per i capi che sembrano tinti in un bucato andato male... E' uno spregio per la miseria vera. <br />
Sorvoler&ograve; sulle assurdit&agrave; che molte si mettono ai piedi per osservare che, a mio parere, anche il capo pi&ugrave; bello deve stare addosso a chi se lo mette: le ballerine, che in teoria mi piacciono, coi miei polpacci fanno a pugni; un abito a bustier pu&ograve; essere molto elegante (SENZA top sotto) ma non per chi, come me, senza reggiseno mostra l'inesorabile forza della gravit&agrave;; infine, finch&eacute; posso evitare di mettere in mostra i miei rotolini lo evito. <br />
E poi, al di l&agrave; di tutto, i prezzi che molte delle cose pi&ugrave; brutte o che donano di meno, fatte male e di stoffe cattive ma "firmate" , sono davvero inauditi e ingiustificabili. Mia madre alla mia et&agrave;, quando poteva spendeva anche tanto ma per capi che le duravano anni e dalla linea inattaccabile. Ora molto spendono solo per farlo vedere, ma senza etichetta che lo certifichi non lo si capirebbe di certo.<br />
Santa Audrey, fai scendere un po' di ispirazione su questo mondo sempre pi&ugrave; folle!]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=748</comments>
 <pubDate>Thu, 9 Sep 2010 17:11:37 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[My books]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=746</link>
<description><![CDATA[<div id="anobii_blogbadge_a2f8b5f360896abe" class="anobii_blogbadge"><script type="text/javascript" language="Javascript" src="http://static.anobii.com/anobi/live/js/blogbadge_generate.js?100001"></script></div>]]></description>
 <category>spunti</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=746</comments>
 <pubDate>Sat, 7 Aug 2010 15:10:36 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[On the paradoxes of using the Internet: are we the writers?]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=745</link>
<description><![CDATA[Just over 10 years ago people who enjoy the Internet but are not native users started marvelling at the opportunities that web 1.0 offered. First it became possible to communicate with friends, family and colleagues without having to rely on slow or intrusive means. Not only. We all remember the agony of finding material for one's thesis, teaching and studying aids, song lyrics, biographical information about whoever, the name of who played what, where and when? Suddenly it was all possible in no time. The universal library had opened its doors, possibly making it less useful or desirable to visit real ones. <br />
Then web 2.0 came along. And with it came this amazing urge to express oneself, to "let other people know", and not just friends. Lots of people started writing, even those who had never dreamt of keeping a personal diary. Millions now write on their own or other people's blogs, on message boards, on social networks? They want to talk about themselves, about how they feel, about what happens to them, about their views. Many of those who had always simply read for fun, for a practical purpose or for some other unexpressed inexpressible reason now need to tell others what they have loved or hated and why. It's as if reading in itself was not enough anymore. Finding the right words, making one's posts appealing can be difficult but it is above all extremely time consuming, especially if, along with writing, one also wants to keep up with other people's opinions and argue with them. Paradoxically there isn't as much time for traditional reading as before?<br />
Even professional writers haven't missed the chance of having their own Internet space to advertise and maybe clarify their work but also to communicate with their readers beyond mere commercial reasons. And how great it is for the simple reader, who could once feel close to his favourite authors only through what they wrote, to now be able to ask them questions directly, to comment and argue on the latest books, to show off his intellectual skills even and, at times, to arouse the authors' interest. The anonymous reader suddenly feels like a "someone" in the mind of those he admires. And the writer feels part flattered, part involved, part curious because, after all, she has always been interested in other human beings and here are many she'd never have "met" otherwise. And yet, she also feels the burden of responsibility for all the questions these people want an answer for; she has to acknowledge even those she'd have done without. Now there's not just the interviews, the readings and the many books to sign at presentations; there is the blog to keep up with, the requests to fulfil, new ideas to explore? The travelling and the "webbing" become so demanding that sometimes it feels as if she doesn't have the time and tranquillity to just sit down and start the new novel that her fans anxiously await so that they can, once again, read it, dissect it, comment on it, propose interpretations? <br />
So what has become of writers and what of  readers now? And will this interchange modify professional writing the way it has possibly modified many people's reading? The future will soon tell us. <br />
]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=745</comments>
 <pubDate>Sun, 18 Jul 2010 14:50:46 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Lass&ugrave; nessuno ci pensa]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=742</link>
<description><![CDATA[Da una nota su FB. <br />
Mea culpa. Ci avevo gi&agrave; pensato lo scorso anno e mi sono dimenticata di provare a fare qualcosa ...(scrivere, ma a chi?). <br />
La questione &egrave; piccola se vogliamo. Si tratta dei 5 punti di bonus della maturit&agrave;, quelli che possono far salire i punteggi pi&ugrave; alti. <br />
Quando 12 anni fa fu introdotto il nuovo esame, l'idea di fondo era quella di rendere pi&ugrave; significativa e trasparente la valutazione delle singole prove d'esame, oltre che di dare peso alla valutazione globale degli ultimi tre anni di scuola. Niente pi&ugrave; 60/60 usciti dal fumo di semplici giudizi su prove magari non perfette ma che, nella santa opinione dei commissari, denotavano la completa maturit&agrave; e preparazione del candidato. <br />
Si decise quindi di attribuire 20 punti al credito scolastico, per un massimo di 6 nei primi due anni del triennio, 8 per l'ultimo. Chi fosse stato ancorato alla media del 6 rotondo per tre anni avrebbe avuto un totale di 8 punti, da aggiungere ai 52 delle sufficienze nelle prove scritte (10/15 x 3) e nel colloquio (22/35) per arrivare al fatidico 60/100. <br />
Credo che ci si accorse presto che, mentre arrivare alla sufficienza per superare l'esame non era difficile, pochi avrebbero invece potuto arrivare al massimo. Tenere una media superiore all'8 per tre anni non &egrave; cosa semplicissima, ma soprattutto capita a tutti di magari perdere un punto in una prova scritta d'esame. Furono quindi introdotti i 5 punti di bonus, da assegnare a discrezione della commissione su criteri da essai stabiliti ma a patto che ne godesse solo chi avesse avuto 15 punti di credito (corrispondente allora ad una media tra il 7 e l'8 per tre anni) e 70 nelle prove (corrispondenti a prove molto buone ma non necessariamente perfette). <br />
Ed ecco il punto dolente. Fioroni 3 anni fa decise di dare pi&ugrave; peso al percorso scolastico, alzando il credito da 20 a 25 ed abbassando il punteggio massimo del colloquio da 35 a 30, con sufficienza a 20. <br />
Logico, pulito, no problem. <br />
Peccato che nessuno abbia pensato di adattare anche i punti di accesso al bonus. Cos&igrave;, dallo scorso anno, mentre a 15 punti di credito su 25 arrivano quasi tutti (in una mia classe in 16 su 19) perch&eacute; corrisponde ad una media tra il 6 e il 7, arrivare a 70 nelle prove d'esame &egrave; faccenda davvero assai complessa. E se &egrave; vero che per gli aspiranti al 100 probabilmente non ci sono grosse differenze, per tanti altri la musica invece cambia molto. <br />
Facciamo un esempio pratico: un'alunna con 40/45 agli scritti e 19 di credito deve per forza prendere 30 (cio&egrave; il massimo) nel colloquio per accedere ad almeno un punto di bonus, altrimenti il suo punteggio finale non potr&agrave; mai arrivare a 90. Dei famosi 16 su 19, escludendo il candidato alla lode, &egrave; rimasta l'unica che pu&ograve; almeno permettersi di sperare.<br />
La cosa pi&ugrave; assurda secondo me &egrave; che questo non &egrave; frutto di una scelta. Se si fossero per esempio voluti premiare solo i super-migliori si sarebbe alzata la soglia di credito (20 su 25 per esempio) oltre che lasciare il 70 cos&igrave; com'&egrave;. <br />
No, semplicemente nessuno ci ha pensato.]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=742</comments>
 <pubDate>Mon, 28 Jun 2010 16:22:54 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title><![CDATA[Nost gent]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=741</link>
<description><![CDATA[Rompo questo silenzio quasi annuale con una nota che pubblicher&ograve; anche su Facebook. "Di l&agrave;" &egrave; pi&ugrave; facile avere riscontro, ma mi dispiace abbandonare completamente questo blog... pi&ugrave; di quanto non abbia gi&agrave; fatto, that is. Per ora terr&ograve; il piede in due scarpe.<br />
<br />
Un'altra raccapricciante vicenda di cronaca fa assomigliare sempre di pi&ugrave; Como al Midsomer, peccato che la location, tra muri e buche, non sia cos&igrave; idillica e non ci sia il tasto off per spegnere alla fine dell'episodio.<br />
I protagonisti questa volta porta(va)no cognomi che, se esistesse una pura razza lombarda, come puri lombardi li definirebbero. Quelli che fan e g'han i dan&eacute;, quelli che conoscono tutti, quelli che non hai paura ad incrociare la sera, i nost gent. Uno &egrave; finito sparato alla schiena e con la testa mozzata e cotta in forno, l'altro piange in prigione. E si scatenano giornalisti, psicologi e sociologi veri e presunti, amici veri e virtuali, si aprono gruppi su facebook, tutti affannati a trovare spiegazioni pi&ugrave; o meno circostanziate, tanti ad esprimere solidariet&agrave; e amicizia fino a santificare l'uno e l'altro. Comprensibile. E' un modo di tenere a bada il senso di raccapriccio, incredulit&agrave; e spaesamento che suscitano vicende del genere. E' un modo di continuare a vivere senza dover abbandonare qualsiasi certezza.<br />
Ma se l'assassino fosse stato un cinese, un rumeno, un tunisino? La vicenda avrebbe per pi&ugrave; giorni occupato le pagine dei giornali nazionali, non solo di quello locale. Si sarebbero levate grida contro la mancanza di sicurezza, contro la barbarie di importazione, e, per estensione, contro tutti gli immigrati. Si sarebbero scomodati politici, uomini di spettacolo e genetisti fai-da-te. Figuriamoci poi se il "clan" del colpevole avesse tentato di stargli vicino a prescindere dall'orrore del gesto. "Stava male". "Era disperato". Parole che tentano di spiegare da una parte; parole che condannano dall'altra. <br />
Gli atti orrendi che vengono dal degrado, dalle vite da topi, dalla disperazione vera estendono la loro condannabilit&agrave; ai parenti veri e presunti di chi li ha commessi, mentre quelli che vengono dall'angoscia di chi ha avuto tutto e se lo vede portar via sono da condannare s&igrave; ma anche da commiserare. <br />
E' giusto?]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=741</comments>
 <pubDate>Sun, 7 Feb 2010 20:36:27 +0100</pubDate>
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 <title><![CDATA[Architetture]]></title>
 <link>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=736</link>
<description><![CDATA[Coerentemente con la mia insanabile curiosit&agrave; di capire come funziona qualsiasi cosa, da un po' di tempo sto cercando di afferrare anche come funziono io, in particolar modo per ci&ograve; che mi stimola e per ci&ograve; che mi fa apprendere. <br />
Per strano che sia, il libro che mi sono messa a leggere sabato - interrompendo addirittura la lettura dell'ultimo romanzo di Lodge (che adoro) - mi ha dato un paio di spunti notevoli. <br />
Si tratta de <a href="http://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;ct=res&amp;cd=1&amp;url=http%3A%2F%2Fwww.apogeonline.com%2Flibri%2F9788850328475%2Fscheda&amp;ei=e57HSb_pFM6IsAbqwsXpCw&amp;usg=AFQjCNF_gqA04s6vi2YXYYbhP04mNIhYaA&amp;sig2=GdqyK22mkpq_jnV_q2qbUg">L'Umanista Informatico</a> di Fabio Brivio (il cui blog &egrave; peraltro linkato qui a fianco). Il libro &egrave; rivolto a chi, pur non essendo specialista del web o di informatica, vuole saperne a sufficienza per poter capire alcune potenzialit&agrave; dei linguaggi su cui il web &egrave; costruito - xml, html, css, sql, php... - in modo da poterli eventualmente utilizzare come veicolo efficace di contenuti - che &egrave; quello che dovrebbe poi davvero interessare ad un "umanista". Io, che proprio non ho il tempo o la forza di affondarmi nei manuali di php o mysql (capendoci un decimo e ritenendone un centesimo) o di rileggere il malloppo sui css, mi sto invece letteralmente bevendo questo. <br />
Utile e affascinante dunque, ma cosa c'entra col come funziona il mio cervello?<br />
Be' ieri, mentre V come al solito dormiva (del resto non &egrave; colpa sua se talvolta alla domenica mi sveglio presto in preda alla voglia di leggere), mi veniva voglia di urlare "Ah! Bellooooo! Ho capito, ho capito!!!" . Leggevo di com'&egrave; strutturato l'xml, qualcosa di cui gi&agrave; in parte sapevo, non essendo dissimile dal'html, e quando si &egrave; parlato di struttura ad albero ho avuto la mia "epifania". <br />
La mia mente funziona proprio come un albero. Io ho bisogno di seguire un discorso nella sua logica lineare, ho bisogno di partire da un saldo tronco ben piantato in ci&ograve; che conosco e poi di muovermi man mano di ramo in ramo prima di potere (se riesco) arrivare al rametto pi&ugrave; fine e poi alle foglie. Difettando gravemente in memoria, ho bisogno di poter ricostruire il percorso e per capire lo devo prima di tutto poter tracciare. <br />
Come per un albero poi, la direzione che un ramo "figlio" prende non &egrave; univoca e non &egrave; sola, per questo mi affascina tutto ci&ograve; che &egrave; legame interdisciplinare, tutto ci&ograve; che &egrave; unione nella diversit&agrave;, la simmetria dell'asimmetrico. <br />
Ma quello che alla fine mi ha fatto svegliare il povero V &egrave; stata l'idea che forse questa pu&ograve; essere una ragione del perch&eacute; gli alberi mi hanno sempre affascinato cos&igrave; tanto nella loro forma. Quando andavo a scuola di disegno (in seconda media), l'unica cosa che ero in grado di riprodurre erano dei tronchi o anche solo dei rami spogli. V mi prende in giro perch&eacute; nelle mie foto di paesaggio se &egrave; possibile ho sempre un ramoscello in primo piano... Che abbia trovato la spiegazione?]]></description>
 <category>riflessioni</category>
<comments>http://www.claudiacantaluppi.net/public/index.php?itemid=736</comments>
 <pubDate>Mon, 23 Mar 2009 16:06:19 +0100</pubDate>
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