Tobia e la fiera

Memorie della fiera di Pasqua del 1900, scritte dal cuginastro di mio nonno, classe 1883.

Carlo Luigi Tobia Tavecchio (detto Tobia qui, Louis negli USA) nacque a Colico da madre valtellinese e padre di Pontelambro, poi la famiglia venne a Como, nella zona di via Boldoni. Circa undicenne pare che abbia passato diversi anni in riformatorio a Torino; alla fine del 1906 mise incinta una ragazza e fuggì in USA, a Paterson, NJ, dove c’era già una folta comunità comasca. Tornò brevemente per “fare la cosa giusta” e portarsi via la futura moglie e la figlia. A Paterson aprì un albergo e fece fortuna. Tornò spesso in Italia, l’ultima volta fu nel 1972 (e io lo ricordo bene, benché fossi piccola), proprio quando scrisse queste memorie, trovate dal bisnipote Steve (con cui sono in contatto), che le ha fatte tradurre in inglese. Purtroppo ho solo le foto di queste tre pagine della versione originale. Trattano di quando, dopo aver lavorato a St Moritz, era tornato a casa per Pasqua. Le ho trascritte qui, lasciando tutti gli errori di un italiano da oltre 60 anni in USA:

“Prima che arrivassi a Como già da vari giorni vi era la grande fiera del Giovedì Santo infatti la piazza Garibaldi era gremita tra le giostre e i circoli equestri, le montagne rosse ecc. ecc. Sotto le antiche mure che da millenni circondano la città da levante a ponente, cominciando dalla fine del viale San Vitale (ora credo viale Lecco) sino dopo la chiesa di Sant’ Pietro (che noi la chiamiamo) del Santo Crocifisso vi erano i banchi dei commercianti con una infinità di mercanzia di ogni genere che i compratori potevano trovare di bisogno, ed anche a prezzi molte volte convenienti.
Però più che attirava l’attenzione specialmente per la gioventù era alla piazza Garibaldi dove vi erano le altalene, le montagne rosse (***), che a quell’epoca era venuto credo dalla Germania, una grande giostra colla galleria che era una vera novità, e tutta la gente gremivano il passaggio per poter salire sopra e provare la nuova invenzione. Como a quell’epoca era ancora la città più rinomata tra le grandi tessitorie e tintorie di seta, inoltre molti operai avevamo in casa il loro telaio a mano e lavoravano sotto contratto dei fabbricanti e così pure nei paesi circonvicini della città vi erano altre grandi tessitorie di seta cosicché era un grande beneficio per i paesani ed anche per molti contadini proprietari di terreni che avevano le piantagioni di gelsi di cui le foglie le adoperavano per dar da mangiare ai bruchi che poi si producevano nei bozzoli di cui nelle filande si prelevava la seta, e naturalmente vi era del lavoro per milliaia di operai, operaie, ragazzi e ragazzine. Figuriamoci mia madre a sei anni lavorava in filanda a Tirano (Valtellina) dalle 5 al mattino a tarda ora alla sera, e guadagnata tanto per non morir di fame!!
Ora i gelsi ve ne sono ben pochi e quasi spariti tutti punto le fabbriche di seta pure non ve ne sono più come prima poiché altri prodotti diferenti sono sul mercato e naturalmente a quelli indiferenti e interresati ti diranno che è il progresso!
In questa occasione della grande fiera Pasquale, l’afflusso di gente a Como era enorme, specialmente dei contadini che venivano da lontano, perché vi era un grande commercio di una certa qualità di carta di cui coloro che avevano l’allevamento dei bachi da seta venivano a Como a comperarla, prima cosa la adoperavano per distenderla sui tavolacci dove la semenza (bruchi) dei bachi da seta cominciano a cibarsi delle foglie dei gelsi, indi dopo la terza evoluzione si rinchiudono nei bozzoli da loro stessi fabbricati di dove poi l’uomo ne ricava il famoso filo d’oro «la seta».
Nello stesso tempo sulla carta vi era impresso l’effige del Santo Crocifisso e naturalmente i religiosi contadini ci tenevano di comperare quella carta anché quelli che la vendevano gli dicevano che la carta era stata benedetta dal Papa e loro erano convinti che il Santo Padre proteggesse i bachi da seta per tutta la durata della loro gestazione, e specialmente dei tuoni, perché i tuoni dei temporali li fanno morire, ed allora tutto il lavoro della stagione ed il guadagno se ne va in malora.
Il giorno prima del Giovedì Santo, mia madre mi disse che era venuto l’impiegato dell’ufficio di collocamento dei cuochi-camerieri ed affini a dirle che avrebbe avuto veramente di bisogno di me, però solamente per tre giorni cioè giovedì, venerdì e sabato per andare a lavorare come cameriere proprio lì sotto dove si stava di casa cioè all’albergo dei Tre Re.
Io rimasi male, sapendo che vi era la grande fiera ovvero che la fiera sarebbe rimasta a Como una settimana dopo Pasqua, ma io erano già più di sei anni che non ero più stato alla fiera, e dopo quei lunghi 5 mesi (si può dire di solitudine) avrei voluto anch’io godermi un po’ di svago specialmente che ero arrivato a casa con un bel gruzzolo di denari, poiché quando arrivai a casa il giorno prima avevo dato alla mamma 150 Fr d’oro ad essa e mi ero tenuto per me gli altri 150 Fr perché avrei dovuto farmi il corredo prima di ritornare a Saint Moritz al Grand Hotel Kuhn per la stagione estiva.”

Memories of the Easter fair of 1900, written by my grandfather’s half-cousin, born in 1883.

Carlo Luigi Tobia Tavecchio (known as Tobia here, Louis in the USA) was born in Colico to a mother from Valtellina and a father from Pontelambro, then the family moved to Como, in the area of via Boldoni. At around eleven years old, he seems to have spent several years in a reformatory in Turin; at the end of 1906, he got a girl pregnant and fled to the USA, to Paterson, NJ, where there was already a large community from Como. He briefly returned to “do the right thing” and take away his future wife and daughter. In Paterson, he opened a hotel and made a fortune. He often returned to Italy, the last time being in 1972 (and I remember it well, despite being very young), just when he wrote these memories, found by his great-grandson Steve (who I’m in touch with), who had them translated into English. Unfortunately, I only have photos of these three pages of the original version. They deal with when, after working in St Moritz, he returned home for Easter. The Italian version contains several errors made by an Italian after over 60 years in the USA. The English version is the translation commissioned by Steve, done by an Italian lady living in SF.

“The big Easter fair in Como had started a few days before my arrival. In fact “Piazza Garibaldi” was filled with a carnival, a circus and a rollercoaster. Underneath the antique walls that had been surrounding the town from East to West for thousands of years, starting at the end of “Viale San Vitale” now called I think “Viale Lecco” until San Pietro church which we call “Santo Crocefisso,” were the stalls of the sellers, with all kind of merchandise, anything you might want or need, and often at a very good price. But what was really attracting the attention, especially if you were young, was “Piazza Garibaldi,” where the swings and rollercoasters were, together with a big new ride with a tunnel (?) that had come, I believe, from Germany, and everybody was pushing and shoving trying to get on it and enjoy the new invention. At that time Como was still the most famous city for silk weaving factories and dyeworks. Many people had looms in their houses and were working as subcontractors for manufacturers. Outside the city there were also many big weaving factories and this was a great benefit for the peasants and also for many farmers who owned land filled with plantations of mulberries, whose leaves would feed the worms that would produce the coccoons where the silk thread started to form and would be then taken to the spinning mill. Obviously that meant work for thousands of people, boys and girls. Imagine that my mother at the age of six was already working in the spinning mill from 5:00 in the morning until late at night, making just enough money so she wouldn’t starve!
Nowadays there are very few mulberries if any, and the silk factories are not as many as they used to be because there are other different products on the market, and those who don’t care or who have an interest in the new fabric will tell you that it’s the progress!
On the occasion of the great Easter fair the affluence of people in Como was huge, especially because of the farmers who came from far away because of a special paper used by those who were raising worms that you could find in Como. They used it mainly to lay down on the tables where the worms would start eating the mulberry leaves during the third evolution before closing themselves up in the coccoons they had built and where man would then find the famous golden thread: silk. At the same time on the paper was pressed the image of the Saint Crucifix, and the farmers, being very religious, were happy to buy that paper that the seller would say had been blessed by the Pope.It was said that this would protect the worms during their gestation, especially from thunder, because thunder, during a storm, would kill them and all the hard work would be useless and lost.
The day before Holy Thursday my mother told me that a staff member of the employment agency for cooks and waiters had been there looking for me and that he really needed me for three days, Thursday, Friday and Saturday, to work as a waiter right underneath our house, at the hotel “Tre Re.” I was not happy about this because of the great fair. It is true that the fair would go on for another week after Easter, but I had not been there in more than six years and after five long months (I can say of solitude), I really wanted to have some fun, especially considering that I had a nice amount of money in my pockets. Once I’d got home I’d given my mother 150 gold Francs and kept the other 150 to myself, because I needed to buy clothes and other things before going back to St. Moritz and the Hotel Kulm for the summer season. “

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.